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Il Recovery nasconde una nuova patrimoniale: Draghi pronto a mungere i proprietari d’immobile

Al momento dell’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi, celebrato da quasi tutti i partiti italiani come salvatore della patria designato, il premier aveva accennato alla necessità di un intervento sul fronte fiscale, citando tra gli esempi quello danese. Lasciando intendere, come riportato da testate e analisti, che tra gli obiettivi dell’ex presidente della Bce ci fosse quello di una riduzione delle aliquote, a partire da quelle più basse. Un intento che evidentemente il presidente del Consiglio deve aver presto rinnegato, come evidente nei fatti dalla presentazione del Recovery Plan.

La Verità ha ricordato in queste ore come Draghi, prendendo a modello la Danimarca e il suo intervento sul fisco, abbia detto in tempi non sospetti: “L’aliquota marginale massima è stata ridotta, mentre la soglia di esenzione si è alzata”. Un taglio delle imposte, con queste premesse, era parso a tutti tra gli obiettivi fissati per i mesi a venire. Dando un’occhiata al Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che l’Italia deve presentare all’Europa per avere in cambio qualche mancetta da poter gestire, non c’è infatti traccia dell’impegno nella riduzione al peso del Fisco. Scomparso nel nulla per lasciare spazio, piuttosto, al rischio di nuovi pericoli, già tratteggiati all’orizzonte.

Nel testo si legge per esempio che “è necessario spostare la pressione fiscale dal lavoro, in particolare riducendo le agevolazioni fiscali e riformando i valori catastali non aggiornati”. Con quest’ultimo passaggio che potrebbe essere un primo riferimento a una patrimoniale sulla casa, visto il modo in cui è stato scritto, confermando così un lungo trend che vede nei proprietari di abitazioni il bersaglio preferito dei governanti quando c’è da far cassa. Con i proprietari di seconde case, a volte comprate anche con fatica mettendo mano ai risparmi di una vita, che hanno già iniziato ad allarmarsi, come evidenziato dai tanti messaggi apparsi sui social in queste ore in cui gli utenti chiedevano a Draghi di prendere le distanze in maniera netta da certe ipotesi.

Infine, un altro passaggio che non lascia proprio sereni. Nell’affrontare il tema del contrasto all’evasione fiscale, il Piano prevede “decisioni strategiche dell’Agenzia delle Entrate nelle attività di prevenzione, controllo e repressione in campo fiscale”. In un Paese normale, non ci sarebbe niente di sbagliato. In Italia, dove da tempo immemore gli evasori continuano a evadere e i cittadini perbene vengono massacrati al primo errore o al primo ritardo, un simile passaggio non può che suonare allarmante.

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