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Costi fissi e commissioni, la “Rivoluzione del Pos” spaventa già i negozianti italiani

Ma quanto costa la lotta all’evasione? Se lo chiedono in questi giorni i commercianti, anche quelli più ben disposti nei confronti del nuovo pacchetto al vaglio del governo giallorosso per aiutare il fisco e che punta forte sul disincentivo all’utilizzo di contanti in favore del pagamento elettronico. Nel mirino, però, sono in queste ore le transazione al di sotto dei 25 euro, quelli che preoccupano di più i negozianti.

Obiettivo dell’esecutivo Pd-5S è recuperare il prossimo anno circa 4 miliardi dei 33 di Iva che, statistiche alla mano, ogni anno vengono evasi in Italia. Un traguardo che però deve scontarsi con la protesta dei commercianti per le spese che gli esercizi devono affrontare per gestire i pagamenti con Bancomat e carte di credito. Tra installazione e canoni, il costo delle macchinette resta infatti alto al netto delle agevolazioni da parte delle banche.

Un Pos costa ad esempio 15 euro al mese più Iva rivolgendosi a Poste. Con Unicredit la cifra è di 28,5 euro, dai 9 ai 18 la forbice invece con Intesa. Cifre che lievitano se non ci si appoggia a un conto corrente (con Unicredit la spesa arriva intorno ai 100 euro). Ci sono poi da mettere in conto le commissioni applicate sulle transazioni e che alcuni operatori tengono decisamente alte: American Express o Diners, per dire, fanno pagare anche il 2% su ogni operazioni.

I nuovi strumenti e le pressioni del governo dovrebbero spingere le banche e a rivedere le loro politiche, anche per tenere il passato con la concorrenza (Satispay sta già facendo presa ad esempio sugli utenti e chiede agli esercenti solo una commissione fissa da 20 centesimi). Un sistema che ha appena superato gli 800 mila clienti, con 90 mila convenzioni in Italia.

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