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Il cambiamento all’Economia? I soliti eurotecnici

Non ci vuole molto a capire quale potrebbe essere il nuovo corso nel quale rischia di rimanere invischiato il Movimento Cinque Stelle aderendo alla proposta dem di dar vita insieme all’esecutivo giallorosso. È sufficiente pensare ai due nomi più accreditati per il ministero del Tesoro, incarico che Zingaretti ha prontamente rivendicato per sé. Personalità che non lasciano molti dubbi sulla natura governo che si appresta a nascere.

Il primo dei candidati è infatti Daniele Franco, bellunese doc ed ex Ragioniere dello Stato, ruolo che ha ricoperto fino al maggio 2019. Una carriera intera trascorsa al servizio di Bankitalia, fino a diventarne capo Servizio studi di struttura economica e finanziaria. Un anno fa, nel 2018, era stato al centro di una feroce polemica con Di Maio, che aveva detto di non fidarsi di lui. I tempi però, a quanto pare, sono cambiati. E parecchio.

L’alternativa sulla quale il Pd sta ragionando risponde invece al nome di Salvatore Rossi, classe 1949. Anche per lui una carriera dentro la Banca d’Italia iniziata nell’ormai lontanissimo 1976 presso gli uffici di vigilanza bancaria della sede di Milano e poi proseguita nel servizio studi, del quale è divenuto responsabile nel 2000. Una scalata che lo ha visto successivamente ricoprire i ruoli di membro del direttorio, vice direttore generale e infine direttore generale dell’istituto.

Entrambe figure che il Partito Democratico proporrà ai Cinque Stelle. Entrambe figure legate, legatissime a Bankitalia. Entrambe figure che sintetizzano alla perfezione la linea che i dem cercheranno di imporre al governo giallorosso, ormai sempre più definito. Con la benedizione di un’Unione Europea che già si spella le mani dagli applausi. Decisamente altra cosa rispetto a ciò che il Movimento ha incarnato finora.

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