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Bankitalia premia i ciechi di Bari: promossi gli uomini che “non videro” i buchi

di Gianluigi Paragone

Bankitalia premia i ciechi di Bari. Tutti promossi gli uomini che dovevano controllare i conti della Popolare e non videro nulla. Fa carriera persino chi guidò le inutili ispezioni. Nuovi incarichi a quelli andati in pensione. “Salveremo i risparmiatori”, dicono dalle parti di Palazzo Chigi commentando le manovre attorno alla banca popolare di Bari. Le cose però non stanno esattamente così, nel senso che il vero salvataggio ancora una volta sarà per il sistema Bankitalia. Salvare i risparmiatori è assolutamente indispensabile e prioritario, ma nel gergo leguleio significa tutto e nulla; basterebbe domandare ai veneti e non solo che aspettano ben altri soldi e ben altre risposte da Giuseppe Conte e soci. Alla luce di quel che ho visto finora non so cosa significhi di preciso per il governo “salvare i risparmiatori”. Non farla fallire? Bene, ma visto che ci sono di mezzo i soldi degli
italiani, qualcuno deve pagare….

E non so nemmeno cosa significhi sventolare il drappo della commissione d’inchiesta sulle banche come ho visto fare a Luigi Di Maio, visto che quel drappo ha un colore piuttosto sbiadito e non fa più paura a nessuno tanto meno dalle parti di Bankitalia. E siamo così arrivati al punto. Se c’è qualcuno che ancora una volta si salverà saranno proprio i signori del sistema Bankitalia che userà i risparmiatori come (absit iniuria verbis) “ostaggi politici”. Se c’è infatti proprio un caso scolastico che rappresenta il fallimento di Bankitalia è proprio quello della banca popolare di Bari. Non entrerò nei dettagli delle vicende, lo avrei fatto da presidente della commissione d’inchiesta come indicò di sua sponte Di Maio in campagna elettorale di fronte ai risparmiatori delle banche venete e pure dopo il primo salvataggio a firma M5S di Carige.

Gira ancora un video di Luigi in cui dice testualmente: “Provate a immaginare se al posto di Pierferdinando Casini presidente della Commissione rimettiamo Paragone”. (Prima che Di Maio capitolasse anche su questo impegno, l’ho facilitato dicendo che non avrei mai potuto accettare di fare il presidente di una commissione d’inchiesta con i voti del Pd e dei renziani. Lascio a lui l’imbarazzò di
trattare il tema anche coi compagnucci e con un Matteo Renzi che se la ride). Non entrerò nei dettagli, dicevo, ma qui basti dire che la vicenda Popolare Bari diventa incandescente all’indomani dell’acquisto da parte dei baresi di TerCas, cioè la cassa di risparmio di Teramo. E l’affidamento alla storica famiglia Jacobini del nascituro polo bancario dell’Adriatico. Bankitalia benedisse l’operazione ma sottovalutò enormemente le perdite di TerCas con la conseguenza di mettere in difficoltà Bari.

Ma non la famiglia Jacobini che si caricò l’intero fardello sapendo che così avrebbe guadagnato un credito relazionale con via Nazionale. Infatti le ispezioni di Bankitalia del 2016/2017 e soprattutto del 2019 non rilevarono criticità. Eppure le cose non andavano per niente bene. Per esempio, di fronte al primo cliente della Popolare di Bari che saltava, la dirigenza non sembrò scomporsi più di tanto, né i vigilanti di Bankitalia posero troppe questioni. Oggi, così, con lo scudo umano – è sempre una metafora, per carità – dei risparmiatori da salvare, il redde rationem per Bankitalia resta buono per le dichiarazioni di circostanza. La realtà dei fatti è un’altra. Ignazio Visco resta al suo posto, tra una cena e una telefonata rassicurante col premier, l’ex avvocato del popolo, il quale non vuole e non vorrà avere problemi né con via Nazionale né con il Colle.

Salvatore Rossi, il cui occhio sull’operazione TerCas/Popolare di Bari fu assai importante, è appena stato nominato presidente di Tim, proprio alla vigilia di importanti operazioni industriali e finanziarie, chiamato dal manager in odor di finanza Luigi Gubitosi. Fabio Panetta, direttore generale di via Nazionale, è prossimo ad entrare nel board della Bce conme membro effettivo. Carmelo Barbagallo da ex capo della Vigilanza di Bankitalia è diventato l’uomo di Bergoglio per guidare l’Autorità di informazione finanziaria colpita da indagini. E Lanfranco Suardo, che pure un ruolo importante ebbe nelle ispezioni di controllo sulla Popolare di Bari, è stato da poco promosso. Non paga nessuno? A quanto pare
no.

In fin dei conti i rivoluzioni hanno perso gli artigli e pure la voce, nel risiko del potere tutti restano al loro posto. Benetton ha ancora le sue concessioni autostradali, Visco and contpany stanno lì, Minai ci prende per il naso, in Europa se la ridono, e il sistema di potere dorme su due guanciali. Anche adesso che matura una nuova piazza, quella delle Sardine: una grande bolla piena di Boh, un sorridente anestetico narrativo dove parlare di tutto e di niente. Ps. Ai galli che alzano la cresta e ai parlamentari campani di maggioranza domando: quando darete i soldi ai truffati della Deiulemar? Siete metà di mille e nessuno ha più il coraggio di parlare alle vittime di una colossale truffa, nota anche come la Parmalat del mare.

Questo editoriale è stato pubblicato su Il Tempo del 16/12/2019.

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