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Trump, la Russia e i nostri 007: perché ora l’Italia è al centro dello scottante intrigo internazionale

La versione ufficiale, riportata dal New York Times e dal Washington Post, è che Barr nei giorni scorsi sarebbe “volato in Italia” – dove avrebbe incontrato venerdì scorso alcuni alti funzionari dello Stato – per chiedere all’Italia di aiutare l’amministrazione Trump a fare chiarezza sulle origini del Russiagate e in particolare sull’operato di Fbi e Cia nelle elezioni del 2016. Questa visita, però, non sarebbe la prima di Barr in Italia per incontrare esponenti dell’intelligence del nostro Pese, aggiunge il Washington Post.

Richieste analoghe sarebbero state avanzate anche ad altri governi. Barr – riporta il quotidiano – sarebbe stato infatti impegnato in una serie di incontri privati con funzionari di intelligence stranieri “cercando aiuto per l’indagine del Dipartimento di Giustizia che Trump si augura siano in grado di screditare l’esame delle agenzie di intelligence americane sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016”.

Intanto emerge che i principali argomenti dei colloqui avvenuti a Roma tra il ministro William Barr e i vertici dell’intelligence sono stati gli eventuali rapporti tra l’università di Roma Link Campus e i servizi segreti italiani e stranieri, ma anche su “coperture” fornite a Joseph Mifsud, ritenuto dall’amministrazione Trump una pedina importante nel Russiagate. Almeno due riunioni — una a ferragosto con il capo del Dis Gennaro Vecchione e una il 27 settembre allargata ai direttori delle due Agenzie — precedute però da contatti tra lo stesso Barr e il premier Giuseppe Conte.

E proprio lui dovrà renderne conto al Parlamento, chiarire per quale motivo abbia autorizzato un politico ad incontrare i capi dei Servizi. Ma anche se altri esponenti del governo furono informati.

Dopo di lui saranno convocati dal Copasir (dove si attende la nomina del nuovo presidente dopo il cambio della maggioranza) lo stesso Vecchione e i generali Luciano Carta (Aise) e Mario Parente (Aisi) proprio per ricostruire il tenore delle riunioni, anche perché sarebbero stati proprio loro a spiegare che in un caso del genere — dunque senza rapporto diretto tra 007 — ogni richiesta deve essere presentata con una rogatoria. «Farò chiarezza nelle sedi opportune», afferma Vecchione.

I contatti tra Usa e Italia risultano avviati alcuni mesi fa. Nell’aprile scorso viene reso noto il rapporto Mueller che accusa la Russia di aver interferito nelle presidenziali americane e, pur sottolineando di non poter certificare l’esistenza di un complotto contro la candidata democratica Hillary Clinton, imputa a Trump ben undici tentativi di ostacolare le indagini.

Quanto basta perché i collaboratori più stretti del presidente cerchino di screditare questi risultati. Nell’elenco dei Paesi da contattare c’è l’Italia visto che proprio a Roma viveva Mifsud, il professore della Link University che per primo avrebbe parlato di mail “compromettenti” della Clinton in mano ai russi. Il compito di rileggere l’inchiesta viene affidato a Barr che a sua volta incarica il procuratore John Durham.

Come riporta il Corriere, agli inizi di agosto viene contattato palazzo Chigi per ottenere il via libera all’incontro con i servizi segreti. E dopo qualche giorno Barr vede Vecchione. Un faccia a faccia durante il quale il ministro presenta evidentemente una lista di richieste. Qualche giorno dopo le istanze statunitensi vengono infatti “girate” all’Aisi e all’Aise, con l’impegno di convocare una nuova riunione. A metà settembre dal Dis parte una lettera per fissare la nuova riunione il 27 nella sede centrale di piazza Dante.

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