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“Truffò gli utenti per centinaia di milioni”. Tim, arriva la stangata del giudice. Cosa ha deciso la Procura di Milano e cosa succederà adesso

Pubblicato il 29/02/2024 12:29

Lo scoop è uscito sul Corriere della Sera, ma ovviamente sta rimbalzando per tutta Italia come un SMS impazzito. La metafora non è casuale: perché la scure del giudice che si è abbattuta su Tim nella giornata di ieri riguarda proprio un sistema orchestrato usando i messaggini. I cosiddetti SMS truffa con i quali, secondo la Procura, la compagnia telefonica avrebbe sottratto indebitamente dal credito dei propri utenti centinaia di milioni di Euro. Tanto che il Gip Patrizia Nobile ha deciso di sequestrare in via preventiva all’azienda 250 milioni di Euro. Si sta parlando di quei messaggini, assai poco chiari, che proponevano oroscopi, suonerie, giochi, notizie meteo aggiornate e altro ancora. I cosiddetti “servizi telefonici a valore aggiunto” che, per molto tempo, hanno ingrassato le tasche dei gestori. E le piattaforme che quegli SMS e relativi servizi a pagamento collegati li hanno inventati. (continua dopo la foto)

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Va detto che Tim non è l’unica compagnia telefonica a essere stata coinvolta in queste indagini. In precedenza WindTre aveva subito lo stesso provvedimento per una cifra di 21 milioni di Euro. Ma le porporzioni dello scandalo collegato a Tim sono ovviamente ben maggiori. Il “trucco” consisteva nell’affidare ai clienti la chiusura di SMS premium che avrebbero dovuto essere bloccati alla sorgente all’atto dell’attivazione della Sim. Messaggi a pagamento non richiesti che nascondevano l’obbligo di abbonarsi a servizi non desiderati. Che a volte, e questo è davvero incredibile, si attivavano anche solo leggendo l’Sms, senza cliccare niente. Ovviamente si trattava di procedure del tutto irregolari. Per questo sono stati denominati SMS-truffa. Bastava che i clienti leggessero distrattamente un messaggio ricevuto per poi archiviarlo o cancellarlo senza pensarci, che si trovavano gravati di costi extra senza nemmeno saperlo. (continua dopo la foto)

Il Gip ha ricostruito il “giro” di denaro legato alla truffa e individuato i suoi beneficiari. Che sarebbero stati il gestore, che intascava il 50% del ricavato, gli hub tecnologici Engineering e Reply che prendevano tra il 5 e il 7% – e che sono stati sottoposti a loro volta a sequestri per 8 milioni complessivi -, mentre il resto andava ai creatori e agli aggregatori di contenuti. Il sistema per fortuna non esiste più, dopo che il Garante per le comunicazioni ha cambiato le regole proprio per far terminare le scorrettezze. A chiarire ulteriormente il quadro c’è anche una talpa interna, un ingegnere ex Tim che ha testimoniato delle anomalie da lui riscontrate nei sistemi fra il 2017 e il 2019. Un altro testimone, invece, ha confermato come i responsabili di Tim fossero a suo dire perfettamente consapevoli della truffa. (continua dopo la foto)

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La Procura milanese ha anche chiarito due aspetti che smentirebbero le affermazioni di Tim. La società sosteneva di essersi già attivata presentando un esposto alla Procura di Roma sulle indebite attivazioni. “L’intera sequenza degli eventi invece comprova”, scrive il Gip, “che Tim si è attivata solo perché Agcom ha avviato l’attività ispettiva”. Ci sono altre contraddizioni che hanno portato il Tribunale a decidere per il sequestro multimilionario. “L’avvocato Luca Robotti, nell’interesse di Tim, il 24 febbraio 2021 consegnava alla Procura di Roma un documento in cui si indicava un importo di 3 milioni e 100mila Euro che sarebbe stato rimborsato agli utenti, ma senza fornire prove che ciò fosse stato davvero fatto”. In ogni caso, conclude la Procura, “si sarebbe trattato di rimborsi effettuati sotto forma di crediti telefonici. Tim non è in grado di tracciare le attivazioni illecite che sono state compiute, né di quantificare le somme restituite agli aventi diritto”.

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