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“Sono tutti figli di m*****a?” Capezzone asfalta Travaglio. Il duro attacco al Fatto Quotidiano (VIDEO)

Pubblicato il 20/02/2024 14:00 - Aggiornato il 20/02/2024 14:02
Sulla triste vicenda di Julian Assange, che ha fatto e fa discutere il mondo intero, si è scritto molto. Ma probabilmente non abbastanza. Sono molti gli elementi in gioco in questa circostanza. Dalla libertà di fare informazione alla possibilità di rivelare i “giochi sporchi” del potere, alla sicurezza interna degli Stati, al potere di intimidazione delle istituzioni. I temi in ballo sono davvero tanti. Soprattutto perché fra due giorni Assange – attualmente detenuto in Inghilterra – avrà l’ultima possibilità di evitare, in un’udienza che durerà due giorni, l’estradizione negli Stati Uniti decisa da una giudice inglese. Le conseguenze di un suo trasferimento alle carceri Usa sarebbero drammatiche per il fondatore di WikiLeaks. Che rischia una condanna a 175 anni di carcere per spionaggio e furto di informazioni. (continua dopo la foto)
Assange, oltretutto, versa in cattive condizioni di salute, e infatti i suoi avvocati hanno annunciato che non sarà presente in aula. Oggi su questo caso è intervenuto il Fatto Quotidiano, il giornale diretto da Marco Travaglio. Con un articolo intitolato “Assange, il silenzio degli indecenti”. Un pezzo molto severo che, però, contiene una tesi che ha fatto infuriare Daniele Capezzone. “Il Fatto ci ricorda che solo Conte ha difeso Assange”, attacca Capezzone durante la sua consueta rassegna stampa quotidiana. “Insomma, da un lato c’è un partito che difende i diritti umani”. Peccato, fa notare il politico e giornalista, che sia “lo stesso partito che si inginocchiava a Xi Jinping. E dall’altro lato sono tutti figli di m******a. Questa la sintesi del Fatto”. (continua dopo il video) <> Un attacco diretto, molto duro e anche comprensibile. Sul tema dei diritti umani e di cronaca negati ad Assange, va detto, non sono stati in molti a intervenire con la dovuta attenzione. Anzi. Quando il giornalista Paolo Barnard si era recato a Londra e aveva iniziato una campagna a favore della liberazione di Assange, nessuno lo aveva aiutato. Era stato lasciato solo. Anche da Conte e dai suoi. Oggi la speranza è che l’attenzione di tutti si rivolga alla prossima sentenza che deciderà sull’estradizione del 52 enne australiano.