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Sileri vuole tenerci ancora tutti ai domiciliari e si scaglia contro le riaperture: “Una follia”

Pierpaolo Sileri di riaprire non vuole proprio sentirne parlare. E lo dice chiaro e tondo. Mentre Italia “festeggia” per la notizia di uno pseudo ritorno alla normalità, e soprattutto i ristoratori e i commercianti si preparano a tornare al lavoro dopo mesi di oblio e di abbandono da parte del governo, il sottosegretario alla Salute dice che si dovrebbe continuare a tenere tutto chiuso. Sileri a tal proposito è stato intervista da Open, a cui ha detto: “Dobbiamo essere realisti. I dati di oggi raccontano di un miglioramento e questo fa ben sperare. Ma riaprire così in anticipo può essere sbagliato”. (Continua a leggere dopo la foto)

C’è un decreto che scade il 30 aprile, ricorda il sottosegretario che si aggrappa anche a quei 4 giorni. “La soluzione – continua Sileri – poteva essere quella di arrivare alla scadenza e ragionare sul mese di maggio con le colorazioni delle regioni. Già dai primi del mese alcuni territori sarebbero tornati in giallo, forse qualcuna in arancione o rossa. Sarebbe potuto essere necessario un sacrificio per lasciar consolidare i numeri e quindi riaprire progressivamente cinema, teatri e ristoranti, considerando come periodo sicuro quello a partire dal 15 maggio. E poi ancora più libero e sicuro quello a partire dai primi di giugno”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Poi Sileri, sotto traccia, ammette il ritardo del governo nella campagna vaccinale: “Abbiamo ancora almeno 4 milioni di persone tra i 70 e gli 80 anni e circa 1 milione di over 80 da vaccinare. Concludere con le loro somministrazioni e con quelle dei soggetti fragili più giovani vuol dire mettere in sicurezza la stragrande maggioranza delle persone che rischiano di finire in terapia intensiva. Solo a quel punto possiamo parlare di riaperture più complete”. Tradotto: si riapre quando le vaccinazioni sono completate, ma dato se il governo continua di questo passo, e se ci si attiene alla linea-Sileri, si riaprirebbe tra un anno. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude il sottosegretario: “Ci sono momenti in cui la parte sanitaria deve necessariamente prevalere su quella economica. In altri si può agire al contrario. Aprire con una circolazione del virus di 20-25 casi ogni 10mila abitanti non è fattibile. Oggi siamo a 16 ogni 10mila. Molto meglio di un mese fa ma ancora molto lontani dall’ideale. Può essere fatto solo se si è raggiunta una grossa quota di vaccinati che ci permettono di essere certi che a un mese dalla somministrazione quel dato di incidenza calerà drasticamente. E questo anche con una dose soltanto, che garantisce una buona copertura preliminare”.

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