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Si deve pagare per lavorare. Il Green Pass è una vigliaccata

Di Gianluigi Paragone.

Ho letto l’intervista che il leader della Cgil Maurizio Landini ha rilasciato a Repubblica dove invoca tamponi gratuiti per i lavoratori. Anche Salvini lo chiede (a differenza delle altre forze della maggioranza che invece spingono per non concedere spazi a chi è restio a vaccinarsi).

Onestamente penso che queste affermazioni facciano più indispettire che altro: Salvini è parte della maggioranza e se non ottiene un qualcosa che ritiene importante o non conta lui oppure non conta la sua proposta; quanto a Landini, egli avrebbe una forza organizzativa in grado di contrastare gli effetti distorsivi della proposta di governo. In altre parole potrebbe organizzare una manifestazione a difesa dei diritti dei lavoratori discriminati oppure ancora potrebbe mettere a disposizione l’area legale della Cgil per ripristinare il senso di legalità.

Nel mio piccolo ho predisposto con amici avvocati vicini a ItalExit una struttura – Avvocati Ultima Linea – che sostiene chi ha subito discriminazioni (a proposito, chi avesse già in mano provvedimenti sanzionatori a seguito dell’introduzione del Green Pass può scrivere a [email protected]) e propone anche strumenti di difesa come per esempio la lettera/diffida con cui si chiede tra l’altro il rimborso dei tamponi effettuati per andare a lavorare, anche in conformità con la normativa europea che non ammette disparità di trattamento tra vaccinati e non.

Più volte ci siamo soffermati sul fatto che se il Green Pass viene venduto come strumento di libertà, diventa fortemente discriminatorio far pagare un tampone ogni 48 ore (una durata priva di qualsiasi validità scientifica); se invece viene spacciato come strumento teso a rendere sicuri gli ambienti di lavoro, allora a maggior ragione il tampone dev’essere obbligatorio anche per i vaccinati altrimenti la discriminazione è nel senso che i vaccinati vengono considerati “sani” a prescindere e i non vaccinati “malati fino a tampone negativo che ne attesta il buono stato di salute”.

La vigliaccata di mettere le mani nel portafoglio dei cittadini è non solo discriminatoria ma anche punitiva perché sottintende la punizione per sottrarsi alla vaccinazione non obbligatoria. La libertà pertanto finisce dove il bilancio familiare non consente margine. Si deve pagare per andare a lavorare; è legale? Spero che un giudice ci dia una risposta. Draghi e la sua maggioranza sanno bene che il potere di acquisto delle famiglie e il lavoro sono a rischio: prossimamente avremo un aumento sensibile delle bollette della luce e del gas (e già siamo quelli che in Europa pagano le bollette più alte); avremo una maggiore libertà di licenziare i lavoratori e persino di sostituire coloro che non si piegano al lasciapassare di Stato; avremo un aumento delle tasse sulla casa per effetto della annunciata riforma del catasto; avremo il ritorno delle cartelle esattoriali di Agenzia delle Entrate (sarà una mazzata), avremo il ritorno della piena tassazione dopo la pausa del lockdown e avremo il ritorno del cannibalismo bancario contro gli indebitati e gli esecutati.

Con tutte queste mazzate in arrivo parlare di ripresa è un imbroglio. Così come è un imbroglio parlare di ripartenza in sicurezza. Tra quindici giorni nelle scuole assisteremo alla debacle del metodo dei bravi: Draghi è un fenomeno solo a impoverire gli italiani con il consenso della maggioranza Salvini, Speranza, Letta, Renzi, Di Maio e Berlusconi; con il consenso dei sindacati e delle associazioni di categoria; e infine con il consenso di una informazione appiattita a omaggiare il Governatore d’Italia.

In caso di disordini sociali, citofonare Lamorgese.

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