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“Servi della politica”, la durissima accusa all’Ordine dei medici: “Le nostre 11 domande (senza risposta)”

Pubblicato il 20/03/2024 17:04

Diverse le domande, ma naturalmente, finora, senza alcuna risposta. Ma l’Ordine dei medici non potrà tacere per sempre in merito alla campagna vaccinale e l’Avvocatura degli operatori sanitari e socio-sanitari (Ados) non demorde e continua ad avanzare le proprie istanze, in nome delle migliaia di persone che hanno riportato danni collaterali dopo la somministrazione dei vaccini a mRNA contro il Covid-19. E in nome di tutti coloro che hanno riportato l’effetto avverso definitivo: la morte. Quasi sempre per complicanze cardiache, di cui nella stragrande maggioranza dei casi non avevano mai sofferto. Sono undici le domande, focalizzate sul comportamento dell’Ordine dei medici “asservito alla politica”. Che l’Ordine si sia piagato a diktat discutibili sul piano sanitario, e non solo, lo scrivevamo anche pochi giorni orsono a proposito delle dichiarazioni del medico bresciano Paolo Schicchi. L’Ados, dunque, ha nuovamente rivolto le sue domande, scrivendo al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e a Orazio Schillaci, ministro della Salute, ai quali chiede una sollecitazione presso l’Ordine. Consenso informato, Obbligo vaccinale e reazioni avverse, l’oggetto delle domande. (Continua a leggere dopo la foto)

Violato il codice deontologico

Come si legge su Il Giornale d’Italia, si chiede l’intervento del governo perché la Federazione degli Ordini dei medici “risponda alle seguenti domande al fine di liberarsi dalla presunzione di aver collaborato, beceramente, ma deliberatamente, con le forze politiche all’epoca predominanti, per imporre ai medici di somministrare la tachipirina e null’altro più, nell’attesa vigile di ancora cosa non si comprende: della morte?”, c’è scritto nella lettera. Dunque, vediamo queste domande. Perché si è imposta la vaccinazione e, nel contempo, si chiedeva al paziente (e al sanitario) di sottoscrivere il consenso informato? “È una antinomia”, viene giustamente precisato nella lettera. Anche perché: “È ovvio che in questi casi il consenso è stato estorto e che si sarebbe dovuto configurare il reato di violenza privata perché la minaccia era reale e riguardava la sospensione della retribuzione, elemento vitale per molti, senza peraltro garantire un minimo di sopravvivenza”. E ancora: “Perché la politica e l’Ordine tacciono sull’ondata di patologie cardiovascolari e neurologiche post-vaccinali che stanno satollando i nostri ospedali? Perché negli ospedali è vietato riportare in cartella che il paziente è stato vaccinato?”. Poi, si domanda in ragione di cosa l’Ordine dei medici ha “deliberatamente violato il primo paragrafo del giuramento ippocratico”, ovvero quello relativo alla libertà, indipendenza e “non condizionabilità” della professione. Il medico – in teoria – non deve prescrivere farmaci per i quali non è disponibile idonea documentazione scientifica, almeno questo è sancito all’articolo 13 del codice deontologico ed è al centro di un’altra delle domande indirizzate tanto agli stessi Ordini dei medici quanto al governo in carica. (Continua a leggere dopo la foto)

Soppressi i diritti costituzionali

Si prosegue, poi, con “la soppressione dei diritti costituzionalmente tutelati” e con il progressivo incremento degli eventi avversi parallelamente alla campagna vaccinale di massa, peraltro compiuta attraverso un cosiddetto vaccino in fase ampiamente sperimentale: “La natura sperimentale del profarmaco genico non può essere ulteriormente negata anche sulla base della corrente letteratura scientifica”. L’Ordine, peraltro, “ha sistematicamente rifiutato il confronto tra pari basato sull’analisi dei dati, come dovrebbe essere in relazione alla natura empirica della medicina, perseguitando sistematicamente e discriminando i medici che, nella corretta applicazione del codice deontologico, potevano contribuire sia alla gestione della pandemia che della campagna vaccinale”. In conclusione, l’avvocato Mauro Di Fresco, dirigente dell’Ados scrive, stavolta rivolgendosi direttamente al governo: “In considerazione di ciò, si chiede anche se sia opportuno estinguere, ex tunc, ogni procedimento disciplinare tuttora in corso nei confronti dei medici che si sono opposti alla tachipirina e all’attesa della morte, ripristinando la dignità, la carriera e le retribuzioni che si sono visti ingiustamente privare”.

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