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Scuola, ma quale ripresa! Il primo giorno da incubo senza banchi e senza prof

Eppure hanno fatto una gran propaganda sulla scuola, quelli del governo. Azzolina e Conte in testa, per dire si riparte. Eppure il primo giorno non è come lo hanno raccontato. La verità è un’altra. Basta chiedere a genitori, professori e studenti. La segnalazione di protezioni personali utilizzate dagli studenti in mancanza delle mascherine chirurgiche di Stato – che il governo aveva promesso per tutti già dal primo giorno – arrivano da tutta Italia, in particolare dal Lazio (complice il pasticcio di Zingaretti su cui si deve ancora fare luce). I banchi, dice poi la Cgil, sono a quota 200.000 su 2,4 milioni. Non serve un matematico per capire che praticamente non ce li ha nessuno in realtà.

In Sicilia, il caso emblematico, ne sono arrivati appena cento. Una presa in giro praticamente. E in un’elementare di Genova, in assenza dell’appoggio, i bambini si sono messi in ginocchio a scrivere sulle sedie. La foto ha subito fatto il giro dei social creando una forte e durissima polemica. Ma l’altra grande questione di una ripartenza da incubo – come sottolinea anche Corrado Zunino su Repubblica – è la voragine di docenti mancanti. 250 mila cattedre di ruolo da sostituire con supplenti e le nomine fatte sono ancora poche.

“Le contestazioni dei precari – che manifestano con picchetti ai provveditorati – sulle Graduatorie offline (darebbero assunzioni a laureati e dottorati lasciando a casa precari con 6 o 8 anni di insegnamento) segnalano che con quasi due milioni di domande da trasformare in una classifica ci sono buchi da riempire a Torino, a Milano, a Treviso. A questi i dirigenti scolastici sono costretti a rispondere con gli orari ridotti, a volte ridottissimi (diversi hanno iniziato il lunedì 14 con tre ore di lezione)”.

In diversi istituti della provincia Monza-Brianza si sono contati sessanta docenti in meno rispetto alla pianta organica. Nella provincia di Milano la Flc Cgil conta, su indicazione dell’Ufficio scolastico provinciale, 13 mila supplenti ancora da recuperare. “Duemilasessantacinque sono solo sul sostegno. A Pisa, una mamma ha denunciato che il figlio di sei anni, con la sindrome di down, non è potuto andare a scuola perché mancava il docente di riferimento. E a Roma storia simile”. E la Azzolina che fa? Ora sposta ancora più avanti la data dell’andare a regime: “Entro il 24 avremo tutti i supplenti in cattedra”. Ma nessuno, ormai, le crede più.

La scuola italiana che riparte è quella senza banchi e senza insegnanti. Con lezioni fatte in chiesa o negli ex tribunali. “Alla ministra che presenta disegni di legge contro le classi pollaio – conclude Zunino – le scuole presentano il conto di aule con ventinove, trenta ragazzi. In tempi di Covid, sono semplicemente aumentati. E un sondaggio di Skuola.net ricorda: un istituto su dieci non è partito neppure nelle tredici regioni con il calendario fissato al 14 settembre”. Continua così, Lucia!

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