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La scuola riapre per finta. Grazie alla Azzolina turni e ancora tanta didattica a distanza

Il 14 settembre la scuola si appresta a riaprire le porte. Ad oggi, però, nessuno sa se le folli norme partorite dalla Azzolina e dai ruoi tecnici riusciranno a contenere possibili contagi da coronavirus tra gli alunni. Ma soprattutto ad oggi nessuno sa come e quanti saranno gli insegnanti in cattedra per la ripresa. Nel bel mezzo di questo marasma, la scuola comunque deve ripartire e così molti istituti sono già corsi ai ripari e di propria sponte hanno studiato alcuni sistemi per riaprire in sicurezza. Di fatto, la scuola riapre, ma molti studenti continueranno a stare a casa. Le scuole, infatti, rimetteranno in campo la didattica a distanza. Si tratterà, nello specifico, di una didattica mista: studenti un po’ a casa, un po’ in classe. Con buona pace del diritto all’istruzione garantito per tutti, anche per chi non ha Internet o strumenti informatici personali a disposizione.

Come spiega Patrizia Floder Remer su La Verità, “i presidi sono costretti a farlo, loro malgrado, perché secondo i protocolli stabiliti a Roma la mancanza (pressoché generalizzata) di spazi con una superficie minima di 50 metri quadrati, così pure di spazi comuni capienti, impone di limitare il numero di studenti ‘in presenza’ a scuola. Il governo non ha stretto accordi con le paritarie, che dispongono di edifici e aule, sei mesi non gli sono bastati per risolvere la questione più urgente – assieme alla mancanza di docenti e bidelli – ovvero quella del sovraffollamento delle classi”.

Il duo Azzolina-Speranza ha però predisposto le linee guida della didattica a distanza, perché “è realistico prepararsi e fare piani per rendere disponibile la didattica online”, perciò i dirigenti scolastici non perdono tempo e stanno fissando le modalità per erogare didattica digitale integrata. E così accade che in molti istituti solo agli alunni del primo anno è garantita la frequenza scolastica in aula, per gli altri ci sarà una didattica mista con una rotazione settimanale nelle sezioni divise a metà.

Se non ci saranno contagi, d<però, alcuni dirigenti auspicano che a metà ottobre-fine novembre verrà aumentata la percentuale degli alunni a scuola così da garantire a ogni ragazzo quattro settimane a scuola su sei. L’obiettivo comune dei dirigenti scolastici abbandonati a loro stessi è dunque quello di inventare delle trovate che permettano loro di ridurre in maniera apprezzabile il numero di presenti a scuola nello stesso momento, in modo da poter operare in condizioni di sicurezza e nel rispetto delle norme.

E così ognuno studia un differente sistema di turnazioni delle classi: a metà delle classi sarà garantita la presenza, l’altra metà studierà a distanza con frequenza in presenza a settimane alterne. Ma forte è anche l’incertezza sulla dotazione organica aggiuntiva per permettere alla scuola di poter pensare a spazi esterni per i quali, oltre che i docenti, è necessario il personale Ata per la sorveglianza. Insomma, malgrado Azzolina, il mondo della scuola sta provando a organizzarsi al meglio per ripartire.

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