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Rischia il carcere per aver fatto domande sul vaccino. La folle accusa che colpisce il vicequestore

Pubblicato il 21/10/2023 18:57

Vi sblocchiamo un ricordo, e vi chiediamo scusa in anticipo. Vi ricordate il Consenso informato da firmare prima della vaccinazione contro il Covid-19? In realtà la formula era assai fallace poiché il consenso era di fatto estorto e di “informato” vi era ben poco. E chi ha tentato di informarsi è finito a processo. È accaduto davvero: “Causò ritardi nell’hub vaccinale”, è con queste motivazioni, risibili a dir poco, che il vicequestore aggiunto della polizia Giuseppe Accroglianò è stato accusato dalla procura di Bologna di interruzione di pubblico servizio. In piena epoca Covid – eravamo ancora a gennaio 2022 – il vicequestore Accroglianò si era presentato all’hub vaccinale di Casalecchio di Reno accompagnato da un avvocato, facendo al medico di turno una serie di domande sulla validità dell’immunizzazione, su eventuali effetti avversi e sul contenuto stesso del vaccino. Per gli appartenenti alle forze dell’ordine la vaccinazione, come si ricorderà, era obbligatoria, e noi possiamo serenamente affermare che era legittimo e nei pieni diritti dell’uomo informarsi, chiedere spiegazioni, valutare che sostanza sarebbe stata iniettata nel suo organismo. Invece, il suo comportamento è stato considerato alla stregua di una interruzione di pubblico servizio. (Continua a leggere dopo la foto)
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I fatti

Chi abbia visitato un hub vaccinale avrà notato una lunga fila di banchi in cui diversi medici e operatori sanitari erano deputati a fornire ogni dettaglio alla platea di coloro che dovevano farsi inoculare. Erano lì per questo. Li hanno pagati (con i soldi pubblici) per questo. Eppure, sovente, apparivano quasi annoiati di dover rispondere a tante domande. Evidentemente è ciò che ha percepito anche Giuseppe Accroglianò, affatto contento della sufficienza e della vaghezza delle risposte ai propri quesiti, inoltre ritenendo il medico che doveva vaccinarlo, anche lui oggetto di talune domande da parte del vice questore, impreparato a farlo, sicché aveva chiamato il 112 e dunque, all’arrivo dei carabinieri, si era regolarmente qualificato e aveva ripreso con le domande. Per la procura felsinea, però, la sua condotta avrebbe addirittura “provocato ritardi e disservizi nel flusso delle immunizzazioni”. La procura lo aveva indagato assieme ad un sottufficiale della Finanza che aveva avuto lo stesso comportamento all’hub della Fiera nel gennaio del 2022, richiedendo infine una pena pecuniaria. Tuttavia, difeso dall’avvocato Alessandro Ariemme, il vicequestore Accroglianò si è opposto e la Procura ha quindi proceduto, chiedendo e ottenendo la fissazione del giudizio immediato, con udienza fissata il 13 febbraio 2024. (Continua a leggere dopo la foto)
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Prima sospeso, poi reintegrato

Puntualmente, il 7 gennaio 2022, Accroglianò venne sospeso dal suo incarico, come leggiamo su Il Giornale d’Italia, anche se in realtà la decisione della Questura avvenne “come previsto dalla legge, in quanto non vaccinato“, non già per via dell’episodio all’hub. Fu comunque regolarmente reintegrato un paio di mesi dopo.

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