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“Prima che sia troppo tardi, non si può andare oltre!” Il sindacato della polizia avverte il governo

Di seguito riportiamo alcune parti del testo del comunicato stampa con il quale il COSAP, coordinamento Sindacale appartenenti Polizia, comunica le proprie richieste ed esprime il proprio giudizio sulla misura del Green Pass adottata dal governo, misura che a partire dal 15 di ottobre diverrà ancora più grave e stringente perchè diverrà obbligatoria anche per poter lavorare sia nelle aziende pubbliche che private, adottata dal governo.

“Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signori Ministri, Signori Senatori, Onorevoli Deputati, ripensateci, prima che sia troppo tardi! Ci dispiacerebbe molto dover dire, con il senno di prima e l’evento di poi, che il COSAP l’aveva detto, vi aveva avvisati. Quante volte è accaduto, in occasione di eventi drammatici, che ci si è rammaricati per non essersi soffermati sufficientemente sulla ponderazione di epiloghi controproducenti e dirompenti?Non sarebbe opportuno comprendere che forse sia il caso di non andare oltre?!

Il CONSAP ha sempre e con fermezza manifestato la sua contrarietà a qualsiasi forma di discriminazione legata al compimento o meno del ciclo vaccinale. Siamo fermamente convinti che si debba garantire a tutti la libertà di scelta se sottoporsi o meno ad un determinato trattamento sanitario, a maggior ragione agli operatori di Polizia.

Riteniamo che la normativa sul Green pass, lungi dall’avere una funzione di sanità pubblica, abbia invece l’obiettivo di introdurre surrettiziamente l’obbligo vaccinale e questo in aperta violazione delle norme nazionali e sovranazionali; infatti, se da un lato la normativa europea di riferimento ha come scopo quello di agevolare la libera circolazione delle persone, la normativa interna ha scelto di imporre un modello “punitivo” e discriminatorio che, seppur astrattamente riconducibile al dettato costituzionale, in realtà appare del tutto sproporzionato e non idoneo a garantire l’esercizio responsabile delle libertà individuali.

Non si può tacere che allo stato attuale, con una progressiva diminuzione dei casi di contagio e dei decessi e con una copertura vaccinale che ha raggiunto l’ottanta per cento della popolazione avente diritto, non appare assolutamente logica una normativa, di natura emergenziale, posticipata peraltro di un mese, che preveda disposizioni molto stringenti, idonee ad incidere in modo profondo sui diritti delle persone e sulla loro esistenza quotidiana, a fronte peraltro di soggetti contagiati pur essendo stati vaccinati. E dunque, ancor di più viene meno il presupposto per il quale si assume di voler “costringere” alla vaccinazione.

Dai dati acquisiti, appare evidente che i vaccini siano efficaci contro la malattia ed i ricoveri, e molto meno contro la possibilità di contagiarsi e soprattutto di contagiare. Ma più in generale è l’insieme delle condizioni richieste dal Green pass a non essere garanzia scientifica riguardo alla non contagiosità.
Per rendersene conto, basta osservare che i vaccini hanno una propensione non rilevante nel proteggere dal contagio (a differenza della robusta protezione che essi offrono riguardo alla malattia) e questo si rileva chiaramente dai foglietti illustrativi dei vaccini e dai moduli di consenso informato che vengono sottoposti ai vaccinandi; inoltre giova sottolineare che anche i tamponi hanno comunque un’efficacia temporale limitata, in quanto non garantiscono che l’infezione possa essere rilevata in fase embrionale, nel momento puntuale del riscontro strumentale (senza considerare la percentuale non trascurabile di errore); infine, anche le persone guarite non sono necessariamente protette da un successivo, ulteriore contagio.

Queste tre considerazioni riferite ad altrettanti presupposti richiesti per il Green pass sono claudicanti, come già ampiamente spiegato, per cui ci si chiede come possano essere prese in considerazione per imporre un obbligo così pervasivo.
Ma si può veramente pensare che la contagiosità o meno di una persona possa essere stabilita per decreto?
Per tali motivi, presumiamo dunque che la libertà, che implicitamente è stata accordata ai cittadini non prevedendo l’obbligo vaccinale, risieda proprio nella logica secondo la quale vaccinarsi è una pratica che serve prioritariamente a difendere il diritto della salute individuale e non di quella collettiva. E qui casca l’asino, diceva Totò!!!

L’Art.32 della Carta Costituzionale sancisce chiaramente che nessun possa essere obbligato a curarsi, ma che gli si potrebbe imporre un trattamento sanitario solo se, ed allorquando, la sua determinazione contraria contrastasse con la tutela della sanità pubblica, altrimenti si arriverebbe al paradosso per il quale bisognerebbe imporre cure obbligatorie per qualunque tipo di patologia contro la quale il paziente si mostrasse inerte.

Se ciò non avviene è proprio perché ogni soggetto può scegliere liberamente di seguire pratiche terapeutiche e quant’altro valga a salvaguardare la propria salute, pertanto, ci poniamo delle domande, che in verità interrogano molti:
-perché non è stata sancita l’obbligatorietà del vaccino?
Vuoi vedere che questo vaccino non offre grandi chance di frenare il contagio facendo conseguentemente venir meno i necessari presupposti di ragionevolezza e proporzionalità utili al superamento del vaglio di legittimità costituzionale?
-È possibile che vi siano forti timori di eclatanti rivolte sociali complicate da gestire?
Ed allora, se sono vere queste ipotesi, non sarebbe opportuno sospendere, fermarsi, arrestare questa “marcia trionfante contro la libertà dei singoli”, considerando anche che ormai determinati effetti “indotti” sono stati già prodotti ancor prima dello scadere dell’ultimatum? In altri termini: la prospettazione delle conseguenze non ha già prodotto gli effetti desiderati? Quanti vaccinati abbiamo avuto a seguito della “minaccia” del Green pass obbligatorio? Non bastano? Bisogna arrivare alle estreme conseguenze?
Si vuole stravincere?”

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