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Ponte Morandi, arriva la svolta: cinque aziende genovesi trascinano in tribunale Autostrade

A fare da apripista sono state cinque aziende genovesi, che hanno trascinato in tribunale Autostrade per l’Italia per i danni provocati dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi. Tante altre, però, potrebbero presto imitare il loro esempio. Un’iniziativa che vede raggruppate varie imprese attive nei settori dei trasporti e della logistica e guidata dall’imprenditore Aldo Spinelli, che in un’intervista a La Stampa ha spiegato il motivo di questa decisione.

“I costi sono raddoppiati – ha spiegato il terminalista – su Genova e la Liguria si è abbattuta una catastrofe economica”. Non si conosce ancora l’entità delle richieste di risarcimento nei confronti di Autostrade, anche se le prime indiscrezioni parlano di danni milionari. I giudici sono chiamati a valutare non soltanto gli effetti diretti, ovvero l’aumento enorme dei costi legati all’interruzione dei collegamenti, ma anche quelli indiretti, cioè il calo del volume di affari nell’area generato dal crollo del ponte.

Tutte le contestazioni mosse ad Autostrade poggiano su una precisa contestazione, quella di violazione dell’obbligo di custodia del viadotto. In un caso, quello che riguarda proprio Spinelli, Autostrade si è già mossa in anticipo, chiamando come terzo in causa il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Secondo i legali della concessionaria, l’attore pubblico sarebbe il vero responsabile dei ritardi che avrebbero finito per affossare il progetto di ristrutturazione del Ponte Morandi, un progetto che non ha mai visto la luce. Anche l’estromissione di Aspi, secondo Autostrade, avrebbe contribuito ad allungare ulteriormente i tempi.

Resta il fatto che l’iniziativa, iniziata da Spinelli srl, compagnia che si occupa della movimentazione di container, è di quelle storiche. Subito si sono infatti accodate alla società anche altre realtà: la “Fuorimuro servizi portuali e ferroviari srl”, la “Metrocargo Italia srl”, e la “Inrail Spa”. Ad assistere la Fuorimuro sono gli avvocati Alessio Centanaro e Pietro Piciocchi, che come assessore comunale ai Lavori pubblici si è occupato di alcuni dei dossier più caldi legati alla tragedia del Ponte Morandi, dagli sfollati al tavolo romano di Palazzo Chigi in cui è stata redatta la versione finale del decreto Genova.

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