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Più si fanno vaccini, più salgono i contagi: cosa ci dicono i dati degli altri Paesi

Le ormai famigerate due dosi di vaccino, alle quali potrebbe presto aggiungersi una terza per precisa volontà del governo, sono sufficienti a proteggerci dal Covid-19? Mentre Draghi e i suoi ministri insistono nell’imporre la somministrazione a tutta la popolazione, i dati ci dicono che no, non saranno gli attuali farmaci a farci vincere la guerra con il virus. L’ultima conferma è arrivata in queste ore dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove un pediatra è risultato positivo nonostante il richiamo già effettuato. Altri indizi arrivano da oltre i confini, dai dati dei Paesi che hanno già proceduto a un’inoculazione di massa nei confronti dei cittadini.

Dando un’occhiata ai numeri pubblicati ufficialmente dal governo israeliano, per esempio, ecco saltare all’occhio come, nel periodo compreso tra il 25 e il 31 luglio, le persone vaccinate risultate positive al Covid avevano tutte completato il ciclo, ricevendo entrambe le dosi. Situazione invariata anche ad agosto, a conferma di come la presunta immunità creata dalla vaccinazione non prevenga la trasmissione del virus. Una tesi sostenuta anche da un recente studio pubblicato in America.

La testata scientifica Plos Biology ha infatti pubblicato le ricerche svolte da David A. Kennedy e Andrew F. Read, del dipartimento di biologia dell’università statale della Pennsylvania. Un testo che mette in guardia dai “vaccini imperfetti” e che auspica sì l’arrivo di farmaci anti-Covid, segnalando però che la necessità di monitorare la resistenza del patogeno e la sua evoluzione, visto che “la vaccinazione migliora la sopravvivenza dell’ospite”. Una riflessione quanto mai attuale visto quello che sta accadendo in Israele, dove come spiegato dal ministro della Salute Nitzan Horowitz si è tornati “in corsa contro la pandemia”.

Anche le Seychelles si erano trovate in passato in una situazione simile: a maggio, dopo aver vaccinato una fetta di popolazione superiore a quella degli altri Paesi, avevano dovuto fare i conti con un’improvvisa impennata nei contagi. Il sospetto, dunque, è che dietro le risalite nelle curve dei positivi non ci sia solo la maggiore aggressività della famigerata variante Delta. La contagiosità corre di pari passo con la diffusione di vaccini e nuove varianti. Ma il governo italiano, che continua a ricattarci con Green pass e obblighi sparsi, da questo orecchio non sembra proprio voler sentire.

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