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Altro che successo, il patto sui migranti è un bluff: ecco spiegato perché

Ci vuole molto a dire che il nuovo “patto sui migranti”, annunciato da tutti come una manna dal cielo, è in realtà un bluff? Appena la bozza è finita nelle mani delle cancellerie europee, è subito apparso chiaro che il meccanismo sugli sbarchi e la ripartizione dei migranti discussi al mini-summit di Malta non risolveranno affatto l’emergenza immigrazione (soprattutto per l’Italia), né argineranno le partenze dal Nord Africa. L’adesione sarà infatti “totalmente volontaria” e non ci sarà “obbligatorietà” per i Paesi che decideranno di partecipare. Quindi? Siamo da capo a dodici.

Ma la narrazione mediatica spinge forte per sottolineare un successo che in realtà non esiste. L’intesa scarica tutto il peso degli sbarchi sull’Italia. Eppure, nonostante questo, non c’è la fila dei capi di governo che premono per sottoscriverlo.

L’Ungheria di Viktor Orbàn ha già fatto sapere di essere profondamente contraria. Orbàn rifiuterà infatti “la pressione di qualsiasi Paese europeo” che spinge per far entrare altri immigrati in Ungheria. “Siamo pronti ad aiutare l’Italia nella protezione dei confini o persino a riportare i migranti da dove provengono – ha concluso – ma non daremo assistenza al sistema delle quote di migranti né seguiremo ciecamente l’ideologia dei partiti a favore dell’immigrazione”.

Fonti europee, dopo l’esultanza sguaiata dell’Italia, si sono affrettate a ribadire: “Il meccanismo è volontario. Non è un accordo obbligatorio, né legislazione comunitaria. Non sarà legalmente vincolante”. Ad oggi, alcune fonti all’Agi, i dettagli del documento sono “ancora vaghi” limitandosi, infatti, a delineare le “grandi linee” del meccanismo temporaneo.

C’è solo un vago riferimento alla ripartizione dei richiedenti asilo senza nemmeno entrare nello specifico delle procedure per stabilire quali migranti rientrano nella categoria. Non c’è, infatti, alcuna distinzione tra i migranti economici e chi ha effettivamente diritto all’asilo.

Inoltre, la bozza non menziona esplicitamente la rotazione dei porti, nemmeno su base volontaria. E ancora: il meccanismo sugli sbarchi e la ripartizione avrebbe “natura temporanea” di sei mesi, che potranno poi essere rinnovati, e, in caso di afflussi massicci, gli Stati membri potranno persino uscire dal patto. In definitiva, il cerino rimarrà di nuovo in mano all’Italia. Contento Conte…

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