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Agorà, tutti contro Paragone. Inizia a parlare e viene subito interrotto: lui se ne va

Gianluigi Paragone, senatore e leader di ItalExit, nonché candidato sindaco di Milano, è stato invitato a partecipare alla puntata di Agorà su Rai3 nella mattinata di venerdì 30 luglio. Inizialmente tutto sembrava stesse andando per il meglio. Si è partiti parlando dell’episodio dei free-vax che si sono ritrovati sotto la casa del sindaco di Pesaro, Matteo Ricci. Paragone ha provato a dire la sua dopo il racconto del sindaco, anche lui collegato in diretta: “Ricci ha usato la parola ‘squadrismo’, ma lo squadrismo ha ben altri contorni. Io non vedo questa vicenda come gravissima”, esordisce Paragone. (Continua a leggere dopo la foto)

Continua poi nel so ragionamento: “Il sindaco ha chiamato addirittura il ministro, come se la sua casa privata fosse Palazzo Chigi o la casa di Draghi. È una delle sfortune che capitano ai primi cittadini. Le responsabilità dei sindaci sono enormi. E purtroppo sono infinitamente più grandi di quello che guadagnano”. Mentre Paragone era intento a continuare il suo discorso, viene subito interrotto, bruscamente e violentemente, da Claudia Fusani, presente in studio. (Continua a leggere dopo la foto)

“È incredibile. È incredibile che un senatore dica queste cose”, ha urlato dallo studio Claudia Fusani. A quel punto Paragone ha salutato tutti e se ne è andato, lasciando la trasmissione in diretta. Non è la prima volta che accade, e anzi succede sempre più spesso che si mettano a tacere le opinioni diverse di chi prova a dire qualcosa di non allineato al sistema. Quanto successo al sindaco Ricci era il pretesto perfetto per continuare a montare la retorica della violenza contro i free-vax. (Continua a leggere dopo la foto)

Paragone ha provato semplicemente a dare un punto di vista differente e – proprio da quelli che parlano di libertà e squadrismo altrui – viene ripetutamente coperto dagli altri per impedirgli di parlare. Ha fatto bene a lasciare la trasmissione. La gente deve capire come è gestita ormai la Rai, l’informazione e il servizio pubblico. Servono anche gesti così per far suonare i campanelli d’allarme e difendere la libertà d’espressione.

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