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Nessuno vuole più vaccinarsi: i clamorosi dati sulle quarte dosi (che imbarazzano il governo)

Nessuno ne parla ufficialmente, lasciando cadere una fitta coltre di imbarazzi e silenzi. Ma la campagna vaccinale del governo per la nuova dose si è rivelata, col passare dei mesi, un flop clamoroso, con numeri sempre più netti. Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, aveva lanciato nei giorni scorsi un appello agli italiani, sostenendo che in troppi fossero ancora senza booster. Ora, a inchiodare l’esecutivo sono arrivati i dati: soltanto il 10% dei chiamati ha risposto, presentandosi dal medico per ricevere la somministrazione.

Come spiegato dal Corriere della Sera, la percentuale di adesione alla quarta dose, prevista per immunodepressi, fragili e anziani, è bassissima: “Sotto il 4% in Calabria, Sicilia, Umbria, Sardegna, Basilicata e Puglia, e sotto il 10% in Molise, Marche, Provincia di Bolzano, Campania, Valle d’Aosta, Veneto, Abruzzo, Friuli Venezia-Giulia, Provincia di Trento e Toscana”. Dati di fronte ai quali il governo è tornato alla carica, sottolineando l’importanza della quarta dose in vista dell’arrivo di nuove varianti di Covid.

La quarta dose è destinata, sulla carta, a 4 milioni e 422 mila italiani. Un macro-gruppo che comprende gli immunocompromessi, i malati di patologie croniche ultrasessantenni e tutti gli over 80. L’adesione, però, è ancora ai minimi: 10,7% (474.548 somministrazioni) con forti differenze territoriali: in testa alla classifica di quarte dosi iniettate c’è il Piemonte con il 22,4%, seguito da Emilia-Romagna (19,7%), Lazio (15,8%), Liguria (14,7%) e Lombardia (12,4%). In fondo alla graduatoria, invece, Puglia (3,9%), Basilicata e Sardegna (3,7%), Umbria (3,3%), Sicilia (3,1%) e Calabria (2,9%).

Senza più obblighi da rispettare, gli italiani hanno quindi clamorosamente voltato le spalle alla campagna vaccinale. Anche perché nel frattempo i numeri continuano a far respirare ottimismo: nelle ultime ore, la conferma della discesa dei contagi è stata confermata sia in termini assoluti (i positivi rilevati l’8 maggio erano 30.804, ora sono 27.162) sia percentuali (il tasso di positività era al 15,1%, contro l’attuale 13,9%). In calo anche i decessi.

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