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Nella Rai del pensiero unico guai a chi osa criticare l’Unione europea

Di Gianluigi Paragone.

Metti una trasmissione che “gioca” su un menù che tanto piace a Bruxelles: insetti e vermi, vino annacquato e latte di pisello. E poi vedi l’effetto che fa.

Crash. L’effetto che fa è un bel crash: i “piùeuropeisti” di Della Vedova aprono le danze e il solito Letta le prosegue, con passo scazonte di chi invocava la libertà di espressione per Fedez sul ddl Zan e ora invoca la censura contro chi attacca l’Europa. A ruota si mette viale Mazzini per bocca dell’amministratore delegato Fabrizio Salini (persona che conosco e del quale non posso non ricordare, quando era direttore a La7, la difesa della piena autonomia di espressione mia e della trasmissione La Gabbia) che annuncia futuri provvedimenti. 

Il crash sta dentro una schizofrenia temporale propria del clima pessimo che stiamo vivendo: il primo maggio fanno le barricate sul ddl Zan in difesa della libertà di espressione, a metà mese si deve mettere il bavaglio a chi osa mettere in discussione l’Europa. Questo è il tempo che stiamo vivendo: il trionfo del Pensiero Unico e del Politicamente Corretto. Dalla sacralità dell’euro e dell’Unione europea alla intoccabilità del vaccino, nessuno si deve permettere di dissentire altrimenti scatta la censura, la ridicolizzazione o il tso (come hanno fatto a un diciottenne di Fano colpevole di non indossare la mascherina in classe e polemizzare sulla stessa).

In Rai sono pochi gli spazi dove è permessa autonomia di azione giornalistica; il resto è un agglomerato di trasmissioni noiose, pallose e profondamente tutte uguali. Nessun rischio narrativo. Si salva Report, la cui autonomia è una conquista, risultato di duri anni di lavoro, di inchieste scomode; per questo è sempre sotto il tiro da parte del Palazzo. Si salvano i punti di vista diretti da Gennaro Sangiuliano o di Lucia Annunziata. 

E poi ci sono gli… incidenti di percorso come quello capitato nel corso di una trasmissione – Anni 20 – dove è bastato criticare senza nemmeno troppa durezza ciò che era sui giornali qualche giorno prima e che stava generando le preoccupazioni delle associazioni di categoria. Apriti cielo: guai a dire che l’Europa ce l’ha con l’agroalimentare italiano. Come se non fosse vero che il nostro patrimonio è alla mercé delle multinazionali del food. Ma sostenerlo con un servizio provocatorio non è andato giù a monsieur Lettà, arrivato appositamente da Parigi per farci capire come il centrosinistra italiano sia una specie di club per fighetti. 

Non so cosa accadrà davvero in Rai, che tipo di sanzioni vorrà dare Salini e quanto spazio sarà concesso ai dissenzienti. E non so nemmeno a cosa serva l’ennesima riforma annunciata della Rai dopo che non troppo tempo fa Palazzo Chigi – era Conte/Casalino – consegnava i cassettati direttamente alla redazione del Tg1. 

So solo che la situazione sta diventando talmente preoccupante da far pensare che la libertà di parola diventerà un lusso per  pochi, i pochi che non hanno nulla da perdere.

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