in

Amministratori, presidenti, membri di cda: nel governo Draghi è partita la guerra delle nomine

Poche settimane ancora e il governo Draghi avrà una natura più definita: si capirà, sostanzialmente, quanto il premier lascerà spazio ai partiti e quanto invece ne reclamerà per sé in quella che è la partita più delicata per chi ci governa, la spartizione delle nomine ancora vacanti. Poltrone di peso, e parecchio: amministratori delegati, presidenti, membri dei cda delle aziende di Stato. Alcuni dei nomi più pesanti arriveranno soltanto in primavera, come quello dei nuovi capi di Ferrovie, Rai, Cassa Depositi e Prestiti e Anas. La linea da seguire, però, sembra già delineata all’orizzonte.

Amministratori, presidenti, membri di cda: nel governo Draghi è partita la guerra delle nomine

Stando a quanto lasciato trapelare in questi giorni da politici di vecchio corso, Draghi dovrebbe infatti tener conto dell’opinione espressa dagli esponenti di punta della maggioranza. Lasciando che sia sua, però, la proverbiale, ultima parola. A coordinare le scelte insieme all’ex presidente della Bce, l’uomo scelto dall’Europa per sottomettere definitivamente l’Italia ai suoi diktat in un momento così delicato, saranno il ministro all’Economia Daniele Franco, il sottosegretario Roberto Garofoli, il consigliere economico Francesco Giavazzi e Franco Gabrielli.

A trattare sulle nomine per conto dei partiti saranno, dall’altra parte della barricata, i big: Letta e Franceschini per il Pd, Di Maio e Patuanelli per il M5S, Sestino Giacomoni e il sempreverde Gianni Letta per Forza Italia, Giorgetti per la Lega. Per quanto riguarda i nomi, sul fronte Leonardo tutto ruota intorno alla figura dell’ad Leonardo Profumo, condannato in primo grado per aggiotaggio in merito alle irregolarità ai tempi della gestione di Mps. Entro poche settimane arriveranno le motivazioni della sentenza, che potrebbero anche essere molto severe. Dovesse esserci alla fine un cambio della guardia, il primo indiziato per la sostituzione sarebbe Lorenzo Mariani.

Non è comunque da escludere, come anticipato da Domani, che gli ad alla fine possano essere riconfermati in blocco. Compreso Gianfranco Battisti in Ferrovie dello Stato, nonostante le indagini della procura di Roma per presunti episodi di corruzione che nei giorni scorsi avevano occupato le pagine dei giornali (l’alternativa principale sarebbe Arrigo Giana, direttore dell’Atm di Milano). Sui servizi segreti, invece, deciderà Draghi, con il capo dell’Aisi Mario Parente in attesa di riconferma e il numero uno del Dis Gennaro Vecchione dato invece come traballante, anche a causa del legame stretto con l’ex premier Giuseppe Conte.

Ti potrebbe interessare anche: In Italia si devono aspettare 14 anni per una sentenza di violenza sessuale: Bonafede ci sei?

Conte e il grande dubbio: non è più convinto di fare il leader del M5S. Sedotti e abbandonati?

Autocertificare il falso negli spostamenti non è un reato! La sentenza che cambia tutto