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Facebook, Google & Co. Ecco come non pagano “legalmente” le tasse in Italia. Vergogna!

Pubblicato il 08/11/2023 09:17 - Aggiornato il 08/11/2023 12:26
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Il caso Airbnb potrebbe, ci i augura, scoprire il vaso di pandora. Il maxi sequestro da 779 milioni di euro per una presunta evasione fiscale accende la luce sui comportamenti delle grandi multinazionali nel nostro Paese. Se da una parte i profitti di Big Tech continuano a essere da record, gli introiti per lo Stato sono sempre più esigui. Da noi la tassazione media del comparto, in prevalenza quello delle sussidiarie dei colossi statunitensi del web, è del 25,1%, un dato che fa venire la pelle d’oca se si pensa che è la metà delle piccole e medie imprese del Paese. Nel 2021, infatti, il Big Tech globale in Italia ha pagato solo 186 milioni di euro di tasse. I ricavi? Circa 6 miliardi. Nel 2020 le piccole imprese con meno di 5 milioni di euro di fatturato hanno versato 19,3 miliardi di euro di tasse. La forbice è troppo ampia e ci si deve necessariamente mettere mano. (Continua a leggere dopo la foto)
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Secondo un’analisi di Mediobanca ripresa da LaStampa, “nel 2021 circa il 30% dell’utile ante imposte delle 25 maggiori WebSoft mondiali è tassato in paesi a fiscalità agevolata, con conseguente risparmio fiscale di 12,4 miliardi di euro nel 2021 e di 36,3 miliardi nel triennio 2019-2021”. Roba che dovrebbe far impazzire tutti. E invece… Si continua a far finta di non vedere. Anzi, c’è la paura che se si vanno a chiedere loro i soldi delle tasse, questi scappino e lascino l’Italia. Ma chi sono questi giganti? Chi è che guadagna di più e paga meno? Sempre secondo il centro studi di Mediobanca, nei primi 9 mesi 2022 si è registrata “l’impennata dei ricavi delle statunitensi Uber (+99,3%), Booking (+63,5%) ed Expedia (+43,2%), seguite a distanza dalla coreana Coupang (+14,4%) e dalla giapponese Rakuten ( + 13,7%)”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ora il caso Airbnb potrà fare da apripista. Infatti, fonti governative citate sempre da LaStampa riferiscono che l’Italia prenderà tempo “fino alla fine dell’anno per una prima valutazione della società madre di Facebook, ovvero Meta”, riguardo all’inchiesta avviata dalla procura di Milano a fine febbraio. Secondo i Pm, “la società statunitense potrebbe dover pagare circa 870 milioni di euro per aver evaso le tasse sui dati acquisiti dei singoli utenti”. Ma come fanno a pagare così poche tasse e a eludere il Fisco? Il meccanismo è semplice. Queste multinazionali del Web possono ottenere posizioni fiscali privilegiate in quanto i loro servizi, spesso, possono essere considerabili come “immateriali”. E la dematerializzazione del prodotto ha implicazioni anche sugli schemi di tassazione. Non solo. In Italia questi colossi beneficiano di un tax rate del 33,5% perché il 30% circa dell’utile ante imposte è tassato nei Paesi a fiscalità agevolata che ha dato luogo a un risparmio fiscale cumulato che, nel periodo 2019-2021, è stato di “oltre 36 miliardi di euro”.

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