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“Inutile”. Da superfarmaco a superflop. Smascherata l’ennesima bufala propinataci dai fanatici del Covid

Pubblicato il 29/12/2022 17:22

Il farmaco Molnupiravir non riduce affatto la frequenza dei ricoveri o dei decessi legati al Covid-19 tra i soggetti vaccinati adulti. Immaginate di spendere ben 700 dollari, poco più di 650 euro, per un medicinale presentato come una panacea contro il Covid, per poi scoprirne la scarsissima efficacia. In tempi di isteria pandemica può accadere, specie se a tesserne le lodi, in maniera inopportuna quanto affrettata, è il principe di virologi-star, Anthony Fauci. La costosissima pillola cosiddetta antiCovid è prodotta dalla statunitense Merck e, dal gennaio 2022, è commercializzata anche in Italia. In teoria, si tratta di un antivirale contro i virus Sars-Cov-2, che dovrebbe esplicare la sua azione attraverso l’introduzione di errori di copiatura durante la replicazione dell’RNA. Non è propriamente così, e ne dà conto Raffaele De Luca su L’Indipendente. L’inefficacia o, al più, l’efficacia assai più blanda di quanto era stato preannunciato, viene ora certificata da uno studio – evidentemente più approfondito di quelli svolti dalla Merck – pubblicato da The Lancet, prestigiosissima rivista scientifica inglese. Oramai la narrativa sul Covid, da entrambe le sponde dell’Atlantico, sta cadendo in pezzi: se, appena quattordici mesi fa, nell’ottobre del 2021, la multinazionale farmaceutica americana, attraverso questo ridondante comunicato, aveva annunciato il possibile dimezzamento di ricoveri e decessi con la sola assunzione di 4 pillole al giorno per 5 giorni, e Fauci parlava di “dati impressionanti”, le risultanze dello studio di The Lancet sono ben diverse. (Continua a leggere dopo la foto)

Il farmaco Molnupiravir non riduce affatto la frequenza dei ricoveri o dei decessi legati al Covid-19 tra i soggetti vaccinati adulti.

Inoltre, la sperimentazione era stata sospesa prima di essere completata, pertanto basandosi sulla metà dei volontari inizialmente previsti. Lo scorso anno, anche questo articolo del Corriere della sera propagandava l’efficacia del Molnupiravir. Ora, lo studio britannico sull’efficacia nei pazienti vaccinati a rischio del Molnupiravir smentisce il tutto. Per farlo, ha coinvolto oltre venticinquemila soggetti positivi al Covid con sintomi iniziati da non più di 5 giorni, gran parte dei quali aveva ricevuto almeno tre dosi di un vaccino che presentavano “comorbidità rilevanti”, suddividendoli in due gruppi: ad uno sono stati somministrati 800 milligrammi di Molnupiravir due volte al giorno per cinque giorni in aggiunta alle “cure abituali”, mentre all’altro sono state date solo queste ultime. Quel che è emerso, dopo un monitoraggio di 28 giorni è che i gruppi hanno sperimentato un tasso simile di ricoveri e decessi: 98 (ovvero l’1%) dei 12.525 individui del gruppo delle cure abituali; 105 (ancora l’1%) dei 12.529 appartenenti al gruppo a cui è stato somministrato anche il Molnupiravir. Risultati di gran lunga più modesti di quelli sbandierati lo scorso anno da Merck.

In sostanza, il farmaco Molnupiravir non riduce i ricoveri e i decessi da Covid. I presunti benefici del farmaco sembrerebbero essere stati, come minimo, “gonfiati” da una sperimentazione molto poco accurata. Peraltro, un articolo della rivista Nature, già nel dicembre 2021, citando gli stessi dati degli studi presentati alla FDA (Food and Drug Administration) per l’approvazione del farmaco, aveva paventato che lo stesso fosse “meno efficace di quanto inizialmente pensato: “ridotto il rischio di ricovero da Covid-19 del 30%”, e non del 50% come osservato inizialmente da Merck. (Continua a leggere dopo la foto)

Ora, a pensar male, ci si chiede come mai un farmaco costosissimo per quanto scarsamente efficace sia stato subito presentato come un vero elisir, laddove cure più approfondite ma pressoché gratuite, e si pensi alla terapia basata sul plasma convalescente, fossero e siano bollate da media e comunità scientifica alla pari di teorie cospirazioniste.

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