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“Mio figlio morto a 25 anni e c’entra il vaccino…” Mamma Paola racconta alla giornalista Ingrid Busonera la straziante storia del figlio Giuseppe

Pubblicato il 13/02/2024 20:41

Era il 19 Febbraio del 2023, quasi un anno fa, quando Paola, madre del giovane infermiere Giuseppe, 25 anni, ha dovuto salutare suo figlio per l’ultima volta. Portato via in soli 4 mesi da un tumore, ora lo chiameremmo “turbocancro”, che si è sviluppato con una dinamica a dir poco strana. Senza nessun preavviso. E senza nessuna spiegazione. La testimonianza della madre è stata raccolta dalla giornalista Ingrid Busonera, e in seguito pubblicata su QuotidianoWeb. “Ormai siamo ridotti a dei fantasmi viventi”, racconta Paola all’intervistatrice. “Vado avanti soltanto perché ho un altro figlio, ma la mia vita è diventata un’agonia da quel giorno”. Di Giuseppe, mamma Paola dice che “era un ragazzo sano, sportivo, privo di vizi. Si era sottoposto a diverse vaccinazioni, oltre a quella contro il Covid. L’ultima dose a gennaio 2022. La stessa settimana, risultò positivo al tampone”. La testimonianza di Paola è molto importante per cercare di capire che cosa è accaduto al figlio. (continua dopo la foto)

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Che come ricorda la donna, “era sanissimo. Lavorava in ambito sanitario, ogni sei mesi faceva i controlli. Non aveva mai avuto nessun problema”. Nel 2022 però cominciano le complicazioni. Giuseppe perde sangue dal retto. Corre a fare gli esami, ma i medici pensano che abbia le emorroidi e lo rimandano a casa. La situazione peggiora rapidamente, il ragazzo è preda di forti dolori all’addome. Torna al Pronto Soccorso e stavolta lo sottopongono a una ecografia urgente. “Mi ricordo che mi telefonò dall’ospedale il giorno del ricovero cercando di tranquillizzarmi. Ma la diagnosi è stata durissima. Si trattava di un tumore atipico e molto raro. E non fu evidenziata alcuna predisposizione genetica familiare. In cuor mio sento che il vaccino ha giocato un ruolo cruciale nella malattia di mio figlio”. (continua dopo la foto)

Il cancro, appena scoperto, non era già più operabile. Il referto era stato tremendo: carcinoma neuroendocrino a grandi cellule ad alto grado di aggressività. “Un macigno incomprensibile per un ragazzo come lui”, dice Paola. “Che sino ad allora era sempre stato bene”. Il tumore si era vascolarizzato estendendosi ai polmoni, alle vertebre e alle ossa. “Voglio ricordare che solo 3 mesi prima i valori del sangue di mio figlio erano perfettamente nella norma”, specifica la donna. “Ma già ai primi esami, i dottori avevano visto che il fegato di mio figlio era in condizioni tremende, già in metastasi”. Purtroppo, nemmeno la chemio ha potuto aiutare Giuseppe. Che ci ha lasciati dopo 4 mesi di agonia. Come molti, troppi ragazzi che hanno subito una sorte simile alla sua.

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