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L’Ue ci porta via anche il Made in Italy. Etichette (e non solo) su vini e carni rosse per “ridurre la commercializzazione”

Durante l’incontro di ieri (3 febbraio) ai tavoli europei, avvenuto in occasione della giornata mondiale contro il cancro, è stato presentato un documento per l’avviamento di un progetto che prende il nome di  Europe’s Beating Cancer Plan e che avrebbe lo scopo di migliorare la salute dei cittadini europei.

La notizia che l’Unione europea avrebbe proposto di marchiare come i pacchetti di sigarette i prodotti tipici e simbolo non solo della tradizione culinaria italiana, ma di tutta la dieta mediterranea -vino, carni rosse e salumi- ha provocato la reazione contraria dei produttori.

“L’Ue non ha intenzione di proibire il vino, né di etichettarlo come una sostanza tossica, perchè fa parte dello stile di vita europeo”, ha affermato ieri il vicepresidente della Commissione Ue Margaritis Schinas. Ma intanto la Commissionaria alla salute, Stella Kyriakides, ha dichiarato che la Commissione presenterà “una proposta di etichettatura obbligatoria” sulla quale nel “2022 saranno indicati: elenco degli ingredienti e dichiarazione nutrizionale, nel 2023 sarà invece indicata direttamente l’avvertenza sulla salute”. In Commissione oltre a etichettature obbligatorie si parla anche di tassazioni e blocco ai fondi di promozione.

L’obiettivo è quello di proteggere i cittadini dai “tumori evitabili”, ha spiegato Kyriakides. La Commissione dichiara proponendo l’etichettatura obbligatoria, la quale sarà “armonizzata nella parte anteriore della confezione”, che sosterrà gli Stati membri e le parti interessate “nei loro sforzi sulla riformulazione e sull’attuazione di politiche efficaci per ridurre la commercializzazione di prodotti alimentari malsani”.

Quindi è chiaro che per l’Ue siano malsani i prodotti come vino, carni rosse e salumi e non l’abuso che se ne può fare. Come abbiamo già riferito sul Paragone e come sottolineano gli esponenti di più fronti, non è malsano di per sé il prodotto. Il rischio è nell’abuso. Anche nella lettera inviata a Paolo Gentiloni e presentata dalla Coldiretti viene evidenziato il paradosso: “Il piano non ha nessun senso. Intanto ci sono evidenze scientifiche che indicano che il consumo moderato di vino aiuta la salute e non il contrario, poi in Italia il consumo di carne rossa è al di sotto della dose consigliata dai medici e la stessa Oms dice che non ci sono evidenze di cancerosità delle carne trasformate, ma indica un consumo moderato”.

Nel sito Wine news si legge: “La lotta al cancro, una delle grandi piaghe dei nostri tempi, è senza dubbio una priorità. Come è altrettanto indubbio che limitare comportamenti che aumentano il rischio di ammalarsi sia un dovere. Ma questo va fatto senza eccedere in azioni che vanno non solo a fare danni a filiere economiche ed occupazionali importanti, ma che vanno anche a minare consumi che, se moderati e nelle giuste quantità, se non hanno effetti benefici sulla salute (come pure parte della ricerca sostiene), quanto meno non sono dannosi, oltre che essere parte di una cultura e di una tradizione secolare”.

L’impatto sarebbe dannoso soprattutto per i prodotti del Made in Italy che raccoglie tantissime eccellenze che vengono esportate in tutto il mondo. Le conseguenze sarebbero devastanti “sull’economia, sull’occupazione, sulla biodiversità e sul territorio dove, quando una stalla chiude, si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di prodotti tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado”, scrive Wine news, che ha riportato e affrontato sul suo sito la questione.

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