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“In Italia non si segnalano le reazioni avverse ai vaccini”: il dossier che inchioda il nostro Paese

Pubblicato il 04/02/2022 10:04 - Aggiornato il 07/12/2022 18:13

Analizzando i dati relativi all’andamento della pandemia nel nostro Paese e al di fuori dei confini, balzano subito agli occhi dei “misteri” tutti italiani, numeri a dir poco sospetti sui quali gli esperti continuano da settimane a discutere. I morti per Covid, per esempio, superiori a quelli degli altri Stati e frutto, secondo l’infettivologo Matteo Bassetti, di una conta errata, che include qualsiasi pazienti positivo anche se morto per altre cause. E poi le segnalazioni avverse dei vaccini, dalle nostre parti inferiori alla media europea e ben al di sotto di quelle di altre nazioni. Evidentemente, qualcosa non funziona nel processo di farmacovigilanza.

Come riportato da Antonio Grizzuti sulle pagine della Verità, sulla base dei dati forniti dalla piattaforma continentale Eudravigilance e di quelli forniti dall’Ema, l’Italia avrebbe fin qui segnalato 118.875 casi di reazioni avverse a seguito della somministrazione dei farmaci anti-Covid. Un dato che ci posizione al quarto posto nella classifica dei Paesi che hanno riportato più episodi, alle spalle di Germania, Olanda e Francia. E che quindi potrebber far pensare, a una prima occhiata, che anche il nostro Paese sta svolgendo correttamente le procedure di controllo. Un’analisi più approfondita, però, solleva non pochi dubbi.

Se il dato viene paragonato alla popolazione, infatti, l’Italia precipita addirittura al sedicesimo posto della graduatoria, con una media di 197 segnalazioni ogni 100 mila abitanti. Inferiore, per fare qualche esempio, a quella dell’Estonia, della Lituania e del Portogallo. Va ancora peggio, secondo la Verità, se consideriamo il tasso di segnalazioni per dosi somministrate: nel nostro Paese vengono riportati 95 casi ogni 100 mila dosi, quando per esempio in Olanda la proporzione è 575 ogni 100 mila. Possibile che i nostri cittadini siano per natura più robusti e resistenti alle possibili conseguenze indesiderate dei vaccini? Difficile crederlo. La spiegazione, allora, non può essere che un’altra.

A fare acqua, dalle nostre parti, è il processo di farmacovigilanza e per capirlo basta dare un’occhiata ai dati: tante segnalazioni effettuate nei primi mesi, poi un tracollo nei casi. Un deficit che si sposa perfettamente, d’altronde, con il nuovo corso dell’Aifa, la nostra Agenzia del farmaco, che ha scelto di non pubblicare più il rapporto mensile sugli eventi avversi causati dal vaccino in Italia. In teoria, la cadenza dovrebbe essere oggi trimestrale. L’ultimo aggiornamento, però, risale a ottobre 2021. Poi il silenzio assoluto, segno che dalle nostre parti di eventi avversi è meglio, evidentemente, non parlare troppo, anzi affatto.

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