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Il “doppio bollettino” di Speranza, un altro esempio del terrorismo mediatico del governo

Nel bel mezzo degli annunci fatti dal governo per spingere gli italiani a vaccinarsi in massa, in barba ai dubbi ancora espressi dalla comunità scientifica sull’efficacia dei farmaci anti-Covid e sulla loro sicurezza, ce n’era uno particolarmente discusso che portava la firma del ministro della Salute Roberto Speranza: lo sdoppiamento del bollettino settimanale di decessi e nuovi positivi, con la divisione tra il gruppo dei vaccinati e quello dei non. Un modo, l’ennesimo, per spaventare gli italiani e convincerli che senza somministrazione non si possa ormai sopravvivere.

Il "doppio bollettino" di Speranza, un altro esempio del terrorismo mediatico del governo

Eppure di quel doppio bollettino, che stando a Speranza avremmo dovuto vedere già a fine agosto, non c’è ancora traccia. Il tutto nonostante l’Europa, nel frattempo, continui a invitare gli Stati membri a una campagna martellante da accompagnare alle somministrazioni, in un crescente terrorismo mediatico. Da qui, l’ipotesi delle due liste e di una lettura forzata da offrire agli italiani: i vaccinati, pur non del tutto al sicuro dal Covid, quasi mai finiscono in ospedale, mentre chi non ha ancora le due dosi vive un costante rischio. E pazienza se i dati provenienti da Regno Unito e Israele ci dicono tutt’altro: l’Italia dei virologi-santoni funziona così.

Problema da superare per arrivare al doppio monitoraggio, però, è stato il diverso tracciamento interno effettuato dalle Regioni, ognuna delle quali ha un proprio metodo per tenere conto di contagiati e morti. E così alla fine, nonostante le promesse di Speranza, lo sdoppiamento non c’è stato, e l’estate è proseguita senza emergenza, con il settore turistico che ha potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo, per quanto piccolo. Gli ultimi bollettini del ministero della Salute, anzi, confermano che la curva dei positivi è fortunatamente ancora in calo.

Speranza ha comunque firmato la la circolare sulla terza dose di vaccino, che sarà inoculata innanzitutto ai soggetti con oltre 80 anni di età e alle persone considerate “a rischio”. Del doppio monitoraggio, invece, non c’è ancora traccia. Anche perché i numeri smentiscono la tesi di fondo che i non vaccinati siano più a rischio: in un’Italia in cui ancora 8,3 milioni di persone non hanno completato il ciclo delle due dosi, i casi recenti sono solo 3.212, con 51 decessi

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