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“Due guerre ai confini dell’Europa.” Tremonti e quella sua profezia. Ecco cosa c’è dietro la guerra in Ucraina

Pubblicato il 25/11/2023 19:12 - Aggiornato il 25/11/2023 20:54

Il Nuovo ordine mondiale che doveva seguire alla caduta del Muro di Berlino si è risolto in un grande disordine mondiale, al punto che ci troviamo dinanzi a due spaventosi conflitti – tra gli altri –, uno alle porte dell’Unione europea e l’altro nella terra santa per le tre religioni monoteiste, che rischiano di deflagrare. Il sogno kantiano di una pace perpetua, presumibilmente, non si avverrà mai. Ecco perché occorre agire da subito nell’ottica di una forza comune di Difesa europea, almeno secondo la proposta “profetica” che Giulio Tremonti lanciò già nel 2003. Non sfuggirà che il tutto si risolverebbe in lucrosi affari per l’industria militare e, soprattutto, demolirebbe uno degli ultimi tasselli delle sovranità nazionali degli Stati membri. Oggi l’ex ministro dell’economia, che attualmente presiede la commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei deputati, è tornato sul tema, a Pavia, aprendo la seconda Conferenza internazionale La battaglia di Pavia e il futuro della difesa europea (1525-2025) in programma al castello Visconteo. (Continua a leggere dopo la foto)
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Foto: Crosetto, Tremonti e Pontecorvo

Gli Eurobond

L’evento era organizzato dall’Aspen Institute – con il contributo di Fondazione Banca del Monte di Lombardia e Leonardo e con la collaborazione di Intesa Sanpaolo, Comune di Pavia e Università degli Studi di Pavia – in occasione dei 500 anni della battaglia combattuta il 24 febbraio 1525 tra l’esercito francese e l’Armata imperiale di Carlo V. Tornando a Giulio Tremonti, nel 2003 propose di emettere eurobond per infrastrutture e Difesa europea. All’epoca la proposta fu respinta. Proposta che in realtà potremmo far risalire a una intuizione di Alcide De Gasperi, pur se la Ced (Comunità europea di difesa) non si realizzò mai. Tornando sull’idea profetica di oltre vent’anni fa, l’ex ministro ribadisce che “oggi che gli eurobond esistono devono essere applicati anche all’industria della Difesa”. È terminata, infatti, l’illusione della pace universale, “idea base della globalizzazione, l’ultima utopia del Novecento”, ancora nelle considerazioni di Giulio Tremonti: stante la situazione geopolitica contingente, “la Difesa torna ad assumere un ruolo altamente strategico”. Il tremendo conflitto in Ucraina, dunque, costringe l’Europa e i Paesi che ne fanno parte “a cambiare il modello politico ed economico nel quale ci siamo mossi negli ultimi tre decenni”. (Continua a leggere dopo la foto)

Le parole di Crosetto

Concorda con Tremonti uno dei diretti interessati, il ministro della Difesa, Maurizio Crosetto, che nel suo intervento ha inteso precisare e rafforzare il concetto: “Questa non è più una decisione politica ma è una necessità di sopravvivenza: non possiamo non farlo. La Difesa è tornata ad essere il prerequisito della libertà, della democrazia e dello sviluppo”. In seguito è intervenuto Stefano Pontecorvo, presidente di Leonardo e dunque un portatore di interessi: “Il sistema di sicurezza europeo ha bisogno di importanti investimenti nel prossimo futuro: vuoi per riequilibrare il rapporto con gli Stati Uniti, vuoi perché non sappiamo da dove arriveranno le minacce future ed a queste minacce bisogna predisporre risposte multilivello”. Un obiettivo, quello di una Difesa comune, che è centrale, come possiamo leggere su il Giornale, anche per il ministro degli Esteri Antonio Tajani. (Continua a leggere dopo la foto)
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E le sovranità nazionali?


Dunque, se si avverasse lo scenario preconizzato da Tremonti, la guerra in Ucraina potrebbe portare a una ulteriore delega della sovranità nazionale (che nessun cittadino ha approvato) in un segmento così delicato che tale delega appare ancor più grave. E già i famosi settant’anni di pace che l’Europa, secondo la narrativa dominante, ci ha assicurato, collidono con l’enorme fornitura bellica all’esercito ucraino, che di fatto ha trasformato la stessa Unione europea in un soggetto cobelligerante, e che ha fatto fare grossi affari alla industria militare.

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