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“Flop delle vaccinazioni”. La denuncia in diretta di Maria Giovanna Maglie

Solo nella nazione di Pinocchio le bugie vengono premiate e così l’uomo che aveva convinto gli italiani a vaccinarsi spacciando l’obbligo vaccinale nascosto nel green pass come “una misura con i quali i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose” si accinge oggi ad assurgere al Colle del Quirinale. Ma per fortuna ci sono ancora giornalisti che non temono la verità. E così Maria Giovanna Maglie, ospite nella puntata del 20 Gennaio di Dritto e rovescio, condotto da Paolo del Debbio, non risparmia nessuna bordata e mette in luce il senso di paura e sconforto generato dalla ormai conclamata inefficacia dei vaccini nel contenimento dei contagi. Una constatazione, quella della Maglie, sotto gli occhi di tutti, ma impronunciabile per i media main stream. (Continua dopo la foto)

“Non ho mai detto – incalza la Maglie in diretta – che la gente è terrorizzata dal vaccino. La gente è terrorizzata, e che ci sia un insano terrore in tutta la nazione spero che nessuno lo vorrà negare, perché si era fidata del vaccino come chiave dell’immunizzazione, anche mandandole giù obtorto collo. Ma non è stato così e ora è terrorizzata”. Ingannata e spremuta e oberata di costi di mascherine e tamponi il cui prezzo in Italia è ingiustificatamente superiore a quello degli altri stati Europei, Francia compresa. (Continua dopo la foto)

“È abbastanza semplice, in altri luoghi – chiosa la Maglie – del mondo i tamponi non sono stati usati. Per ragioni politiche ed anti-italiane da noi si sono pagati a caro prezzo per far sì che la gente si stancasse e ricorresse al vaccino, poi quando hanno visto che non riuscivano hanno cominciato a demonizzarli. Oggi non sono più controllabili. Quelli che oggi fanno la fila per i tamponi sono coloro che non vogliono fare la terza dose, che non credono all’infallibilità e all’immunizzazione e che sono terrorizzati per i figli. La questione tamponi non è più controllabile”. (Alessandro Squillaci)

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