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Fisco, il regalo dell’Europa. Ecco di quanto è salita la pressione fiscale dall’ingresso nell’euro ad oggi

Pubblicato il 19/08/2022 19:24

Dati che non lasciano spazio ad alcun dubbio: siamo il quarto Paese d’Europa per la pressione fiscale ma il quartultimo per il grado di soddisfazione dei cittadini rispetto ai servizi offerti. A disegnare questo quadro inquietante è Unimpresa: in quindici anni, cioè dal 2005 (poco dopo l’ingresso nell’euro dunque) al 2021, la pressione fiscale in Italia è salita di quasi quattro punti percentuali, passando dal 39% al 42.9%. Nel frattempo, il Fisco alza (ancora) l’asticella e punta a riscuotere ben 9,4 miliardi di euro per il 2022. In un clima di notevole tensione sociale come quello attuale, con bollette alle stelle e rincari generalizzati, lo stato preme per mungere ancora di più le vacche, ovvero i cittadini italiani.
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Dunque, come dicevamo in apertura, siamo il quarto Paese d’Europa per pressione fiscale ma il quartultimo per grado di soddisfazione dei cittadini rispetto ai servizi offerti. Un cocktail esplosivo, che rischia di azzoppare ulteriormente la competitività di un Paese dal quale, tendenzialmente, si fugge non appena se ne ha occasione. I dati di Unimpresa fanno rabbrividire: in quindici anni, cioè dal 2005 al 2021, la pressione fiscale in Italia è salita di quasi quattro punti percentuali, passando dal 39% al 42.9%. Il fatto è che questo aumento non è mai stato seguito da un relativo miglioramento dei servizi pubblici. In un simile contesto, ci si chiede come si possa aver soltanto pensato di dire “Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”, vero Romano?
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La colpa di questa pessima situazione ovviamente è da attribuirsi a molteplici fattori, governi italiani in primis. Come sottolinea L’Identità, il Fisco italiano è tra i più voraci d’Europa. Sopra di lei soltanto la Danimarca (46,5%), la Francia (45,4%) ed il Belgio (43,1%). La differenza sta, appunto, nel tipo di servizi ed infrastrutture offerti dallo Stato che prende i soldi. Gli svedesi ed i finlandesi (rispettivamente 42,6% e 41.9%), ad esempio, possono contare su un sistema di welfare di ben altro livello rispetto al nostro. In Italia la situazione è diametralmente opposta. I dati raccontano come il Belpaese si piazzi agli ultimi posti delle classifiche di fiducia e soddisfazione rispetto alla pubblica amministrazione. Siamo davanti soltanto a Romania, Bulgaria e Grecia per i livelli di soddisfazione mentre Roma scende fino al 20esimo (davanti solamente ad Atene) se si bada alla fiducia degli italiani rispetto alla burocrazia pubblica.
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Stando alle stime, la sola burocrazia riguardante gli adempimenti fiscali ruba alle imprese, ogni anno, ben 238 ore di lavoro. Adempimenti che, ogni anno, si fanno più difficili, astrusi, numerosi e incomprensibili. Soltanto ad agosto, infatti, mentre in teoria i cittadini dovrebbero essere tutti in vacanza per riprendere le forze necessarie ad affrontare un nuovo anno lavorativo, ci sono ben 205 scadenze fiscali a cui assolvere. Pazzesco.

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