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Fca-Peugeot: ecco dove sono, in Italia, i rischi maggiori dopo la fusione

Una fusione che apre la porta a importanti occasioni ma anche a grandi rischi, quella tra Fca e Peugeot. Con i posti di lavoro dei 55 mila dipendenti italiani dell’azienda automobilistica finiti in questi giorni in discussione, con rassicurazioni arrivate più o meno da ogni interlocutore della vicenda. Ma come stanno davvero le cose? Fca, innanzitutto, va a gonfie vele al di là dell’Oceano, con una margine del 10% fatto registrare in America lo scorso trimestre e uno del 6% in Brasile. In Italia, però, la situazione non è altrettanto rosea, in passivo.

Fca-Peugeot: ecco dove sono, in Italia, i rischi maggiori dopo la fusione

Il bilancio 2018 parla chiaro: i quasi 90 mila dipendenti americani hanno prodotto
oltre 4 miliardi di utile lordo mentre i 100 mila nel resto del mondo, tra cui 55 mila italiani, hanno generato profitti soltanto per un miliardo. Come racconta Diodato Pirone sulle pagine de Il Messaggero, alcuni stabilimenti italiani di assemblaggio (in particolare quelli di Mirafiori, Grugliasco e Cassino) lavorano solo al 50% delle loro capacità produttiva, mentre altri (quello dei furgoni Ducato in Abruzzo) lavorano anche di sabato e per i cambi a Termoli sono stati chiesti turni straordinari per la vigilia di Natale e per quella di Capodanno.

Fca-Peugeot: ecco dove sono, in Italia, i rischi maggiori dopo la fusione
Foto Marco Alpozzi – LaPresse 29 01 2014 Torino Economia La sede della FIAT a Torino, nel giorno della nascita di Fiat Chrysler Automobiles Nella foto: il nuovo logo FCA (Fiat Chrysler Automobiles) Foto Marco Alpozzi – LaPresse 29 01 2014 Turin Economy The headquarters of FIAT in Turin, on the day of the birth of Fiat Chrysler Automobiles In the picture: new logo FCA (Fiat Chrysler Automobiles)

A far paura non è dunque tanto la fusione in sé, quanto la debolezza di alcune fabbriche. Le opportunità derivanti dalla fusione sono tante: un gruppo che fattura 170 miliardi e prevede 11 miliardi di utili ha le spalle sufficientemente larghe per tornare a investire in marchi come Maserati e Alfa Romeo, da sempre l’arma segreta della fabbriche italiane. Ma non mancano i rischi, in particolar modo per quanto riguarda il settore dei motori. Fca e Peugeot hanno una produzione simile sotto diversi punti di vista, soprattutto i propulsori di vetture di piccole dimensioni. Ma l’intero settore sta abbandonando il diesel per abbracciare propulsori elettrici che hanno 200 componenti contro i 7/800 dei primi. Un avvicendamento che rischia di bruciare molti posti di lavoro nei prossimi anni.

Fca-Peugeot: ecco dove sono, in Italia, i rischi maggiori dopo la fusione

Attenzione anche alla ricerca: tra i meriti dell’ad di Peugeot Carlos Tavers c’è quello di aver investito molto in telai flessibili adatti anche alle vetture elettriche. Gli investimenti in ricerca della Fca europea sono stati molto più modesti negli anni scorsi e si sono concentrati soprattutto sul telaio Giorgio per le Alfa Romeo. Il Centro di Ricerca Fca dovrà quindi rimettersi in scia con missioni di alto profilo. Infine c’è il nodo Comau, l’azienda torinese dei robot considerata un fiore all’occhiello del Bel Paese. Al momento Fca e Psa hanno deciso di tenersela e se in futuro dovesse essere venduta, il ricavato sarebbe suddiviso tra entrambi i soci. Il governo farebbe però bene a tenere la situazione sott’occhio.

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