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Era sano ed è morto per il vaccino, ma nessuno dovrà rispondere per la morte di Pietro Taurino

Ne abbiamo sentito parlare spesso, in questi mesi, dello “scudo penale” che protegge chi produce e somministra i vaccini. In caso di eventi avversi, nessuno viene chiamato in causa come responsabile, a partire da quelle aziende farmaceutiche che hanno lanciato in fretta e furia i farmaci sul mercato e sono poi finite spesso sul banco degli imputati per la sicurezza dei loro prodotti. Cosa sia nello specifico questo “scudo” lo scopriamo purtroppo oggi, a fronte dell’ennesima tragedia successiva alla somministrazione di una dose: quella che ha visto perdere la vita il maresciallo dei carabinieri di Mantova Pietro Taurino.

Taurino è morto lo scorso marzo poco dopo l’inoculazione del vaccino AstraZeneca. Un decesso da ricondurre in tutto e per tutto proprio al farmaco, secondo quanto stabilito dai consulenti nominati Procura di Mantova: in una lunga relazione gli esperti hanno infatti evidenziato, come riportato dalla testata locale Mantova Uno, come sia evidente “la correlazione tra l’assunzione del vaccino sviluppato dalla casa biofarmaceutica anglo-svedese e la formazione dei trombi a livello cerebrale” nel militare, che ha poi perso la vita. Nessun dubbio, quindi, sulle cause del decesso.

L’incarico di far luce sull’accaduto era stato affidato dal procuratore capo Manuela Fasolato e dal sostituto Giulio Tamburini a tre esperti specializzati proprio nel settore delle trombosi cerebrali, oltre che in ambito medico legale. Il carabiniere era in perfetta salute prima della vaccinazione e nei giorni successivi sembrava stare bene, salvo poi iniziare ad accusare forti mal di testa a partire dal sesto giorno. Le condizioni si erano poi aggravate improvvisamente, con la Tac che aveva evidenziato la presenza di una trombosi crebrale: nonostante gli sforzi, i medici non erano riusciti a salvarlo.

Le indagini si sono dunque concluse, ma l’inchiesta è terminata con la richiesta di archiviazione per omicidio colposo da parte della Procura, sulla quale ora il Gip dovrà prendere una decisione. Scontata, visto che l’articolo 3 del decreto 44/2021, quello sul cosiddetto “scudo penale”, prevede che medici e infermieri non siano punibili per omicidio colposo. Così come non sarà perseguibile l’azienda che ha prodotto il farmaco, visto che i contratti firmati dall’Ue con i colossi di Big Pharma sollevano le case produttrici da qualsiasi responsabilità in caso di eventi avversi. Una morte, quella di Pietro Taurino, per la quale dunque non pagherà nessuno.

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