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Consegne a domicilio, cambia tutto. L’Europa si occupa anche di questo. La nuova Direttiva

Pubblicato il 13/06/2023 18:15

C’è un’espressione, “Schiavismo 2.0”, che viene spesso usata per descrivere il settore relativamente recente del Food Delivery, e soprattutto lo sfruttamento dei rider sottopagati che scorazzano per le città senza la minima tutela sindacale e adeguate condizioni di lavoro. Si è, dunque, tentato di porre rimedio e regolamentare ed ecco che – meglio tardi che mai – l’Unione Europea, attraverso i ministri del Lavoro dei 27 Paesi membri, ha comunicato di aver raggiunto un accordo sulle tutele dei rider e dei lavoratori delle piattaforme delivery. La ”Proposta relativa al miglioramento delle condizioni nel lavoro mediante piattaforme digitali” vede quale punto principale e più innovativo l’inquadramento di tali lavoratori come dipendenti, e non più come lavoratori autonomi. ”Rappresenta un primo significativo passo per creare una cornice comune di regole a livello europeo”, ha dichiarato, in merito all’intesa di massima raggiunta, il ministro del Lavoro, Marina Calderone. Partiranno, ora, i negoziati con il Parlamento e la Commissione Ue per raggiungere una intesa finale. Verranno così, finalmente, disciplinati i cosiddetti “lavoretti”, che impiegano oltre 700 mila italiani, e l’approvazione definitiva dovrebbe avvenire entro il termine della legislatura europea, cioè il prossimo anno, come leggiamo su la Repubblica.
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La Direttiva Ue: i rider saranno dipendenti

Per definire alcune tipologie di lavoro, non inquadrabili in quelle che sono le categorie occupazionali tradizionali, si usa la definizione di “Gig Economy”, che è, contrattualmente parlando, una sorta di terra di nessuno. Da qui l’urgenza di porre delle regole. Anzitutto, il presupposto della Direttiva europea è, come anticipato, “che i lavoratori siano dipendenti di una piattaforma digitale – e non lavoratori autonomi – se il loro rapporto con la piattaforma soddisfa almeno tre dei sette criteri indicati nella direttiva”. Ne consegue che, affinché un rapporto di lavoro possa essere classificato come subordinato, debba osservare almeno tre dei seguenti criteri: limiti massimi di retribuzione, l’imposizione di un abbigliamento specifico, la supervisione del lavoro, la limitazione della facoltà di scelta degli orari di lavoro e dei giorni di assenza, la restrizione alla possibilità di rifiutare incarichi, di costruire la propria clientela o di svolgere prestazioni per la concorrenza. Allo stato attuale la maggior parte dei lavoratori sulla piattaforma digitale dell’Ue sono formalmente lavoratori autonomi: ora dovrebbero divenire lavoratori subordinati, secondo le stime dell’Unione Europea, oltre 28 milioni di persone, giacché nel novero sono considerati anche i tassisti e i lavoratori domestici, e questo numero potrebbe salire fino a 43 milioni entro il 2025. Ciò perché, effettivamente, sussiste un rapporto di lavoro e questa platea dovrebbe, pertanto, godere “dei diritti del lavoro e della protezione sociale concessi ai lavoratori ai sensi del diritto nazionale e dell’Ue”, evidenzia il Consiglio europeo a margine della riunione dei 27 ministri del Lavoro. Altresì viene precisato che: “Nei casi in cui si applica la presunzione legale, spetterà alla piattaforma digitale dimostrare che non esiste alcun rapporto di lavoro secondo la legislazione e la prassi nazionale”. Le più note aziende del settore che rientrano in Assodelivery, quali Deliveroo, Glovo e Uber Eats, tuttora inquadrano i propri fattorini come lavoratori autonomi.
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L’uso dell’Intelligenza artificiale

Nella proposta è presente anche e persino un passaggio sul ruolo dell’Intelligenza artificiale nell’organizzazione dei processi di lavoro con il fine di “garantire e promuovere un’adeguata consapevolezza e informazione dei lavoratori in merito all’utilizzo di sistemi automatizzati di monitoraggio e di tipo decisionale”. Per le piattaforme, quindi, arrivano anche obblighi di trasparenza e monitoraggio a loro carico riguardo all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale e di altri sistemi automatizzati nella gestione dei rapporti di lavoro. I ministri richiedono anche che gli algoritmi siano “monitorati da personale qualificato, che gode di una protezione speciale da trattamenti avversi“.

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