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CTS e AIFA beffano i malati di cancro. Oncologi in rivolta per il “no” al farmaco salvavita

Pubblicato il 01/03/2022 20:07 - Aggiornato il 07/12/2022 18:07

Bloccato il farmaco elogiato dalla Fondazione Veronesi

Nella giornata di ieri 28 febbraio 2022, è partita ufficialmente la sospensione del farmaco Olaparib per i pazienti sofferenti di cancro con mutazione genica Brca. Il Parp-inibitore era stato ampiamente elogiato dalla Fondazione Veronesi per la sua efficacia nella lotta contro i tumori dell’ovaio e al seno. La stessa Fondazione lo aveva definito “UNA SPERANZA PER IL TUMORE AL SENO TRIPLO NEGATIVO”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’efficacia del farmaco

L’azione di questi farmaci consiste nell’annullamento dei meccanismi di riparazione del Dna nelle cellule neoplastiche dell’ovaio, con la conseguente morte delle cellule malate. “Se somministrato fin dall’inizio, – spiega la dottoressa Nicoletta Colombo, direttrice del programma di ginecologia oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia – Olaparib è più efficace nel ridurre il rischio di progressione della malattia nelle donne con un carcinoma ovarico indotto dalla mutazione dei geni Brca, determinando un significativo aumento della sopravvivenza: fino a oltre quattro anni dall’avvio delle cure.” (Continua a leggere dopo la foto)

Gli oncologi non ci stanno

Si tratta di una terapia che ritarda la progressione di malattia e permette di evitare la chemio. In due anni è stata usata per trattare complessivamente 101 pazienti con caratteristiche compatibili, quindi circa 50 all’anno. Il capitolo è stato chiuso dall’Agenzia italiana del farmaco nel mese di novembre, quando il Comitato Tecnico Scientifico si è espresso asserendo che “il farmaco non era di interesse per i pazienti”. Dopo il no dell’ente regolatorio alla rimborsabilità, il programma per l’uso compassionevole chiuderà. Per questo 230 oncologi di 77 centri italiani chiedono ora all’Aifa di tornare sui suoi passi, di rivalutare la posizione espressa sul farmaco.
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Due pesi e due misure

Fa rabbia scoprire e raccontare queste cose. Molta rabbia. Specialmente se si pensa a come AIFA, CTS e Ministero della Salute abbiano usato due pesi e due misure rispetto ai malati. Come ben sappiamo, infatti, per i vaccini anti-covid sono state imbastite vere e proprie “corsie preferenziali” in ambito burocratico, derogando ad ogni tipo di prassi e saltando a piè pari tutta quella parte di studi scientifici necessari per stabilire con certezza il livello di sicurezza dei farmaci in questione. Per i malati oncologici, invece, ecco che ci si appresta a sospendere la distribuzione di un farmaco già in commercio e dalla comprovata efficacia, con una motivazione, peraltro, tanto discutibile quanto meschina. Dal “non interessa”, infatti, si può dedurre che probabilmente l’Olaparib non risulta godere di una così ampia vendibilità, declassando quindi i pochi interessati a “malati di serie b”.
Probabilmente, se dietro questo farmaco salvifico ci fosse stata anche solo la metà dei miliardi relativi al giro d’affari dei vaccini anti-covid, allora Speranza, AIFA e CTS ci avrebbero pensato due volte prima di ritirarlo dal commercio.

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