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“Non sono vaccinati”. Nella crisi in Ucraina spunta un’altra grana. E ora come si fa?

La questione “rifugiati”

Si sa, ogni guerra provoca ingenti flussi migratori ed il conflitto Russia-Ucraina, con tutta probabilità, non disattenderà questa previsione. Benché il “Belpaese” non sia più tra la mete favorite dagli ucraini già da qualche anno, quando si scappa dalla guerra non ci si pongono molti scrupoli sulla destinazione da raggiungere. Ecco allora che l’Italia si appresta ad organizzare l’apparato di accoglienza dei profughi. Tutto giusto ovviamente, quando si scappa dalla guerra non c’è spazio per dietrologie politiche, ma proprio nel nostro Paese c’è un clamoroso cortocircuito a riguardo.
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Mancanza di appeal

Dati alla mano, i motivi sono molteplici. Anzitutto gli ucraini cercano generalmente Paesi in via di sviluppo, dove poter ottenere maggiori diritti rispetto al loro Paese d’origine e dove poter mettere a frutto il loro background culturale. Al contrario di quanto sostenuto da Lucia Annunziata, infatti, tra le cittadinanze con maggiore presenza in Italia, l’Ucraina ha i livelli di istruzione più elevati (il 22,5% è laureato), mentre, per fare un esempio, marocchini e cinesi con almeno un diploma non superano uno su cinque, di cui soltanto il 5% circa è laureato. Non c’è bisogno di spiegare come già solo questi due fattori siano una discriminante di non poco conto per la scelta di un’eventuale destinazione.
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Il cortocircuito del sistema italiano

Un altro dato che bisogna tenere in considerazione è che solo il 36% della popolazione ucraina ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti-covid. Se il Governo decidesse che le regole valgono per tutti, e non solo per i cittadini italiani, questo avrebbe delle implicazioni a dir poco clamorose sul sistema di accoglienza: si darebbe asilo a dei profughi di guerra impedendogli di lavorare, prendere i mezzi pubblici, accedere ai servizi, andare perfino alla Caritas per recuperare in pasto caldo, lasciandoli totalmente in balia della tristemente nota disorganizzazione italiana e dei suoi personaggi.
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Il Governo predica bene ma razzola male

I tempi sono maturi. Se le nostre Istituzioni fossero coerenti, se volessero veramente aiutare i rifugiati ucraini a salvarsi e, soprattutto, se volessero evitare un’ulteriore, clamorosa, ghettizzazione della popolazione italiana, allora, visto il momento, vista la delicatezza della situazione, viste le critiche che vengono mosse a chi – sbagliando – sta facendo della repressione il proprio modus operandi, che si intervenga prima sul nostro territorio, che si CANCELLINO IMMEDIATAMENTE tutte le odiose restrizioni e gli insopportabili strumenti di discriminazione. Restituire la dignità sia agli ucraini che agli italiani è una condizione fondamentale per affrontare a testa alta simili tematiche. Se si vuole davvero cimentarsi in tali operazioni, non si può esulare da questo presupposto, altrimenti si scadrebbe, come sempre, in un vuoto e finto buonismo. Bisogna farlo ora, whatever it takes, Draghi docet.

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