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Cosa fa dopo la condanna a 74 frustate: la lezione di Roya alle femministe da salotto. Una storia sconvolgente

Pubblicato il 08/01/2024 08:51 - Aggiornato il 09/01/2024 01:12

Roya Heshmati è stata condannata in Iran per non aver indossato il velo. Ha raccontato come è andata, e le sue parole sono una lezione per le tante pseudo femministe che in Italia spacciano per libera scelta quella che è in realtà una bica imposizione. “Questa mattina ho ricevuto la convocazione dell’ufficio delle esecuzioni per la sentenza di 74 frustate che mi hanno comminato. Ho contattato prontamente il mio avvocato e insieme siamo andati al tribunale del 7° distretto (di Teheran). Entrando, ho scelto di togliermi l’hijab. All’interno della sala, dalla scala provenivano gli echi d’angoscia di una donna, probabilmente anche lei stava aspettando la sua esecuzione”. Roya è curda, ha 33 anni ed è un’accesa attivista contro l’obbligo dell’hijab. “Sono arrivate due donne che indossavano il chador e mi hanno messo una sciarpa sulla testa. Ho resistito, rimuovendola più volte, ma loro hanno insistito. Ammanettandomi da dietro, hanno continuato a mettermi la sciarpa sopra la testa”, prosegue Roya. “La porta di ferro si aprì cigolando, rivelando una stanza con pareti di cemento. In fondo c’era un letto dotato di manette e fasce di ferro saldate su entrambi i lati”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Continua il racconto horror di Roya ripreso da Libero: “Al centro della stanza c’era un dispositivo di ferro simile a un grande cavalletto, completo di alloggiamenti per le manette e una legatura di ferro arrugginito. Inoltre, dietro la porta erano posizionate una sedia e un tavolino, su cui erano poste una serie di fruste. Assomigliava a una camera di tortura medievale completamente attrezzata”. Il giudice insiste. “Stai bene? Non hai problemi?”. Poi: “Il boia mi ha ordinato di togliermi il cappotto e di sdraiarmi sul letto. Ho appeso il cappotto e il velo alla base del letto di tortura. Il boia prende una cintura di cuoio nero e avvolgendola attorno alla mano si avvicina al letto”. Arrivano le frustate: sulle spalle, sulla schiena, i fianchi, le gambe. “Io cantavo in silenzio: ‘In nome della donna, in nome della vita, gli abiti della schiavitù saranno stracciati, la nostra notte nera spunterà e tutte le fruste saranno tagliate…'”. Poi Roya è uscita senza mai indossare il velo.

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