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“Il Governo fallisce nei controlli e paghiamo noi”. Dpcm, commercianti in rivolta

Il governo attua misure folli e incontrollabile e a pagare sono i cittadini e i commercianti. Adesso con il nuovo decreto del presidente del Consiglio, che vieta di sostare davanti ai locali, viene preventivata la chiusura definitiva di molte attività. “Al posto di controllare le persone che sostavano davanti ai locali senza mascherina, il governo ha preferito colpire i pub, le birrerie e i cocktail bar che non sono certo la causa dell’aumento dei contagi Covid”, tuona Matteo Musacci, vice presidente nazionale di Fipe-Confcommercio.

Mentre si stima che almeno 50mila imprese potrebbero abbassare per sempre le saracinesca, tra ristoranti e bar, entro la fine dell’anno. “Questa – dice Musacci all’HuffingtonPost – è l’ennesima batosta per un settore che stava trainando la ripresa economica, che almeno stava galleggiando. Con queste restrizioni si fa prima a chiudere”. I sindacati di categoria, inoltre, sostengono che l’assistenzialismo non basta. E ritengono che i commercianti in questi mesi hanno fatto molto per adeguarsi alle nuove normative e all’emergenza Covid: tavoli distanziati, menù digitali, molti imprenditori hanno comprato più tavoli e si sono attrezzati con le stufette all’aperto.

Ma non per tutti è possibile per ragioni di spazio. “Ci sono bar per esempio nelle città medievali o nei piccoli centri che – spiega Musacci –per ragioni di spazio, hanno tre tavoli e tutto il resto è da asporto, quindi in piedi”. Non si può fare in altro modo. Secondo i calcoli di Confesercenti, illustrati dal presidente Fiepet Giancarlo Banchieri, “nei giorni scorsi le nostre imprese hanno perso il 20% del fatturato, circa un miliardo di euro in un solo mese. Percentuale che nei prossimi 30 giorni, per le attività costrette alla chiusura anticipata, salirà fino a toccare il 40%”.

Crisi che coinvolge anche i ristoratori, penalizzati perché non sarà più possibile organizzare feste con i più di trenta persone. Così anche Michele Boccardi, presidente di Assoeventi, l’associazione di Confindustria dei settori Events, Luxury e Wedding, se la prende con l’esecutivo, e sempre all’HuffingtonPost dice: “È assurdo fissare un numero arbitrario, per giunta così basso, di persone che possono partecipare ad un evento senza considerare le dimensioni e le caratteristiche della struttura che ospita quell’evento. Un vero e proprio lockdown per i matrimoni. Sarebbe stato più semplice se il Governo ci avesse detto direttamente di chiudere le nostre imprese”.

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