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“Pronti all’intervento militare”. Macron choc: ora la Francia spaventa tutti: cosa rischia l’Europa intera

Pubblicato il 01/08/2023 14:33
colpo Stato Niger Macron

Non solo l’Ucraina, non solo Taiwan. Ora anche il Niger. Il mondo è sempre più in subbuglio. Ogni angolo del pianeta sembra ormai diventato un possibile campo da guerra. La situazione in Niger, dopo il colpo di Stato, si aggrava di ora in ora. E gli occhi sono puntati tutti lì, dove stanno confluendo interessi, operazioni e movimenti di ogni genere. A preoccupare l’Europa ora ci pensa la Francia, con il presidente Macron che si è detto pronto all’intervento militare. Parole che hanno fatto sobbalzare sulla sedia le diplomazie e i governi dell’intero pianeta. In attesa di decisioni drastiche e storiche, Parigi ha cominciato a evacuare i propri cittadini, a dimostrazione che la situazione nel paese sta precipitando molto più rapidamente del previsto. Anche perché è sempre più forte il legame con i regimi di Mali e Burkina Faso, anch’essi frutto di colpi di stato anti francese e anti occidentale. (Continua a leggere dopo la foto)
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L’ipotesi di un intervento militare in Niger, dopo il colpo di Stato, è stato paventato dalla Comunità degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) e dalla Francia stessa, con le parole di Macron che hanno destato molto scalpore. In tutta risposta, come riporta Affari Italiani, il Mali e il Burkina Faso con un comunicato stampa hanno messo in guardia da qualsiasi intervento militare contro Niamey, che sarebbe considerato una “dichiarazione di guerra”, e porterebbe i due Paesi al ritiro dall’Ecowas, nonché all’adozione di “misure di autodifesa a sostegno delle forze armate e del popolo nigerino”. Tradotto: entrerebbero in guerra a fianco di Niamey. (Continua a leggere dopo la foto)
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Colpo di Stato in Niger, la reazione alle parole di Macron

Il Mali e il Burkina Faso, dopo le parole di Macron, si sono detti “indignati e sorpresi dallo squilibrio osservato, da un lato, tra la velocità e l’atteggiamento avventuroso di alcuni politici dell’Africa occidentale che desiderano usare la forza armata per ristabilire l’ordine costituzionale in un Paese sovrano, e, dall’altro, l’inazione, l’indifferenza e la complicità passiva di queste organizzazioni e leader politici nell’aiutare Stati e popoli che sono stati vittime del terrorismo per un decennio e abbandonati al loro destino”. I paesi occidentali e amici del Niger, così come l’Ecowas, hanno sospeso ogni sostegno finanziario al bilancio e alla cooperazione di sicurezza dopo il colpo di Stato, facendo crescere la pressione sulla giunta militare del Niger, “guidata dal generale Abdourahamane Tchiani, affinché ripristini l’ordine costituzionale, riconoscendo come unico capo di Stato il presidente, democraticamente eletto, Mohamed Bazoum”.

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