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“Bonus dipendenti fino a 2.000 euro”, ecco a chi spetta e come richiederlo. Guida alle novità del 2024

Pubblicato il 10/03/2024 13:42

“Fringe benefit” è la formula – ovviamente in inglese – con cui si intendono gli elementi aggiuntivi della retribuzione vera e propria, elementi esentasse, in quanto non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente; una forma di welfare sociale, dunque. Bonus e agevolazioni che sono state confermate anche nel 2024, nell’ordine dei 2.000 euro massimi. La nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate disciplina la materia, dopo le nuove disposizioni contenute nella legge di Bilancio 2024: è previsto che il valore dei beni e servizi offerti ai lavoratori dipendenti, escluso dal reddito di lavoro, aumenterà da 258,23 a 1.000 euro per chi non ha figli, con la possibilità di salire a 2.000 euro per i dipendenti con figli a carico, solo al ricorrere di determinati requisiti. Ne potranno godere ambedue i genitori, sempre nel limite di 2.000 euro, purché il figlio o i figli risultino fiscalmente a carico di entrambi. Il Fisco considera a carico i figli con reddito non superiore a 2.840,51 euro. Il limite di reddito può salire a 4mila euro per i figli fino a 24 anni. Un’altra novità per il 2024, forse la principale, riguarda l’estensione alle quote di canone d’affitto della prima casa e agli interessi del mutuo ad essa associata. (Continua a leggere dopo la foto)
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Cosa sono i “Fringe benefit”

l’ipotesi prevede che il fringe benefit per l’affitto possa coprire l’intero importo del canone, mentre per il mutuo si prevedrebbe un rimborso limitato alla sola quota degli interessi. nonché al pagamento delle bollette, che però era già previsto anche lo scorso anno. Altra importantissima modifica, inoltre, riguarda la soglia precedentemente stabilita a 3.000 euro per i lavoratori dipendenti con figli a carico, la quale viene ora ridotta a 2.000 euro per ciascun periodo d’imposta. Già previsti, tra i finge benefit, quelli a finalità sociale: un contributo per pagare le bollette di acqua, gas o luce; le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro; servizi di trasporto collettivo o individuali, come pure il rimborso per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico; servizi di educazione e istruzione per i familiari del dipendente, anche quelli in età prescolare, ad esempio gli asili nido, oltre ai rimborsi per la frequenza di ludoteche e centri estivi o invernali, come pure il riconoscimento di vere e proprie borse di studio. Il riconoscimento dei benefit in busta paga, per i lavoratori dipendenti con figli a carico è subordinato alla presentazione al datore di lavoro di un’autodichiarazione che attesti il rispetto dei requisiti previsti. Ma, soprattutto, è dapprima subordinato alla discrezionalità dello stesso datore di lavoro. Il riconoscimento dei fringe benefit in busta paga, infatti, viene riconosciuto a discrezione dell’azienda, e può essere concesso anche ad personam. riguarda anche gli eventuali benefici non monetari: i buoni acquisto o buoni pasto, ad esempio, o anche l’assistenza sanitaria. Può trattarsi di un anticipo, o anche di un rimborso a posteriori, purché ci sia la documentazione che mostri quanto sono costate le bollette o le spese per la casa. (Continua a leggere dopo la foto)
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La disciplina della normativa

Quanto appena scritto, come apprendiamo da Il Sole 24 Ore, vale anche se l’affitto o il mutuo sono formalmente intestati al coniuge del lavoratore, oppure a un altro familiare, purché naturalmente sia il dipendente ad abitarci. Gli articoli 51 100 del Testo unico delle imposte e dei redditi riconosce dei vantaggi fiscali per quelle imprese che vogliano premiare i propri dipendenti riconoscendo – oltre alla normale retribuzione – una certa quota da spendere in beni e servizi. Come detto, sarà il datore di lavoro a decidere o meno la corresponsione dei fringe benefit e, dunque, non occorre presentare alcuna domanda. Qualora l’azienda intendesse riconoscere il bonus figli ai propri dipendenti (o anche a uno solo tra questi), i lavoratori stessi dovranno esclusivamente produrre, come anticipato, una autocertificazione, indicando il codice fiscale del figlio o dei figli fiscalmente a carico.

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