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Bis di Mattarella e Draghi premier fino al 2023: lo scenario che l’Europa vuole imporci

Inizia a entrare nel vivo la partita per il Quirinale, quella per scegliere il successore di Sergio Mattarella nel ruolo di Presidente della Repubblica. Con Mario Draghi che resta la prima scelta di molte forze politiche, le stesse che oggi appoggiano il suo governo e lo osannano come salvatore della patria, lui che fu protagonista della svendita dell’Italia dal panfilo Britannia. E che vedrebbero benissimo un suo trasloco, da Palazzo Chigi al Colle. Con un dettaglio, però, non da poco: in caso di elezione di Draghi a Capo dello Stato, le elezioni sarebbero inevitabili o quasi.

Non a caso, Giorgia Meloni ha già iniziato a stuzzicare dall’opposizione: “Elezioni se Draghi va al Quirinale? È uno dei pochi motivi per cui potrei tifare per lui”. Lo scenario del voto anticipato non piace, però, a tutti, come prevedibile. Soprattutto all’Europa, che da tempo ormai tira i fili del nostro Paese contando su una classe politica totalmente asservita. Da Bruxelles vorrebbero che l’attuale governo restasse saldamente in carica fino al 2023, così da farsi carico della gestione dei soldi del Recovery Fund (sempre che arrivino mai davvero). E allora è diventato necessario trovare un piano b, e subito.

Come riportato dal Corriere della Sera Stefano Ceccanti, esponente di quel Partito Democratico che più di tutti è portabandiera dei devotissimi dell’Ue, avrebbe non a caso già fatto presente: “Mattarella, alla fine, si dovrà sacrificare”. Un bis dell’attuale presidente della Repubblica è infatti visto in casa dem come unica, possibile soluzione per evitare che, con l’addio di Draghi alla presidenza del Consiglio, possa scattare la chiamata anticipata alle urne. Una teoria che sembra aver messo radici anche nella testa di Enrico Letta: i miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sono legati alle riforme da approvare sotto l’attento controllo di Bruxelles, e aggrapparsi alla giacca di Mattarella, quando sarà il momento, è ipotesi che si fa sempre più forte.

Inevitabile, in ogni caso, che di qui a gennaio i nomi che si faranno strada saranno tanti, tantissimi. Con Renzi che in questi giorni aveva proposto Pier Ferdinando Casini, a suo dire perfetto per il ruolo. In realtà, molti sospettano che la mossa del leader di Italia Viva sia un semplice bluff per smuovere le acque: non è da escludere che, al momento giusto, anche l’ex premier spingerà per una conferma di Mattarella, con la benedizione di un’Unione Europea che vorrebbe Draghi, suo totem per eccellenza, ancora in sella.

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