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Aiuti di Stato alle aziende? Sì, ma solo se sono tedesche. Si scrive Europa si legge Germania

Pubblicato il 13/05/2021 10:43 - Aggiornato il 13/05/2021 10:48

Come per tutte le questioni, la regola anche in questo caso è quella: si scrive Unione europea, ma si legge Unione germanica. La Germania, da sempre pronta a bacchettare l’Italia e a rimetterla in riga se solo prova a fare un passo più lungo della gamba, è pronta a fare lo sgambetto a tutte le aziende italiane, e non solo, che rientrano nel mondo delle imprese di fiera.

La colpa di cui si macchia è di vera e propria concorrenza sleale a favore delle proprie imprese. Giampiero Calzolari, il presidente di Bolognafiere, a cui sono state tolte ben 75 manifestazioni a causa della pandemia, spiega : “Abbiamo ricevuto 4 milioni dallo Stato, se fossimo stati in Germania sarebbero arrivati 50 milioni”. (Continua dopo la foto)

In Germania gli aiuti di Stato, fatti piovere sugli enti fieristici, hanno “in pratica azzerato i mancati introiti causati dall’emergenza Covid. Ciò significa che essi ora hanno uno spropositato vantaggio nella competizione internazionale rispetto ai sistemi fieristici di Paesi, come l’Italia, che non hanno elargito simili somme”, si legge su Italia Oggi.

Come è possibile che la Germania possa elargire tanto? Lo spiega Maurizio Danese, presidente Aefi che associa gli enti fieristici: ” C’è la norma sugli aiuti di Stato che di fatto limita fortemente le erogazioni dei sussidi stanziati in favore delle fiere per l’emergenza Covid”. Ma i tedeschi “hanno chiesto a Bruxelles il superamento di questi limiti in ragione dell’articolo 107 (paragrafo 2, lettera b) del trattato, che prevede la deroga in caso di calamità naturali ed eventi eccezionali. E sono stati accontentati”.

Inoltre aggiunge: “Seguire questo esempio non è solo necessario, ma anche logico: a oggi i limiti imposti dal trattato hanno determinato in Italia un’erogazione dei ristori pari a circa il 6% del plafond stanziato per il 2020, a fronte di perdite id fatturato attorno al 75% nel 2020 e al 100% nel primo quadrimestre di questo anno”.

“Non può esserci competizione internazionale in queste condizioni”, ribadisce il presidente di RiminiFiere Lorenzo Cagnoni. Così l’Aefi ha chiamato a raccolta per un summit digitale i presidenti delle principali fiere per far valere il diritto del settore fieristico italiano di poter concorrere alla pari, lanciando l’appello al governo affinché intervenga in sede europea: “Il decreto sostegni non è riuscito a porre le basi per un rilancio del settore fieristico e soprattutto del Pil che esso genera. Per non soccombere ai competitor l’industria fieristica italiana ha un’unica chance: superare i limiti del trattato sugli aiuti di Stato, così come ha già ottenuto il governo tedesco”.

Imprenditori, artigiani, e lavoratori appartenenti al settore stanno per subire l’ennesima batosta, il governo (cosiddetto dei migliori) riuscirà secondo voi a capirlo in tempo? Si sveglieranno o manderanno a morte l’ennesimo punto di forza di cui l’Italia può vantarsi? Noi abbiamo un forte dubbio. Nel frattempo la categoria prova a resistere: Luca Palermo, l’ad di Fiera Milano, dichiara: “Non è un caso che da Colonia si siano fatti avanti per ospitare il Salone del Mobile, che ovviamente ci siamo tenuti stretti”.

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