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200 euro, il bonus che non c’è. Il Governo degli incapaci beffa tutti anche questa volta

Pubblicato il 13/06/2022 18:05

Il bonus dei 200 euro è una vera e propria opera d’arte di contraddizioni. Il Governo è riuscito a sfornare quello che può tranquillamente essere definito un “ossimoro legislativo”. Il tanto sbandierato bonus automatico, risulta essere tutt’altro che automatico. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
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Il classico pasticcio all’italiana

Quello che sarebbe dovuto essere un aiuto concreto contro il caro-bollette per chi guadagna fino a 35 mila euro, si è trasformato nel solito pasticcio all’italiana. L’aiuto economico dovrebbe essere erogato a luglio nelle buste paga in modo automatico, almeno per i lavoratori dipendenti secondo quanto aveva promesso il governo. Ma in realtà, leggendo bene la norma, non sarà così. Come riporta Il Messaggero, ad accorgersene sono stati i Consulenti del lavoro, la cui Fondazione studi, ha pubblicato un approfondito report firmato da Giuseppe Buscema e Carlo Cavalleri. L’articolo 31 del decreto 50 del 2022, anche detto “decreto-aiuti”, che ha introdotto la una tantum da 200 euro, spiega che «tale indennità è riconosciuta in via automatica» dal datore di lavoro nella busta paga di luglio. Ma poi aggiunge: «previa dichiarazione del lavoratore di non essere titolare delle prestazioni di cui all’articolo 32, commi 1 e 18».
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Automatico ma non troppo

Automatico, ma previa richiesta. Infatti, per ottenere i 200 euro, i lavoratori saranno tenuto a presentare una dichiarazione al proprio datore di lavoro. Nello stesso, si dovrà specificare che non è già stato ricevuto alcun bonus a causa, magari, della presenza in famiglia di un percettore del Reddito di cittadinanza o di una pensione. Dunque, l’automatismo si rompe nella forma, visto che se il lavoratore non presenta la dichiarazione «Il datore di lavoro non può erogare il bonus». Lo spiega Giuseppe Buscema, uno dei due esperti che ha redatto il dossier dei Consulenti del lavoro. Inoltre, giusto per confondere ulteriormente le idee, sul modulo per inviare tale dichiarazione al datore di lavoro, il Governo non ha dato alcuna indicazione. Il silenzio dei dicasteri in tal senso, finora, è stato assordante. Nessuno si è minimamente preoccupato di fornire chiarimenti su come questa dichiarazione debba essere fatta o in che tempi debba essere trasmessa.
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L’autogestione dei cittadini

Sono stati proprio i Consulenti del lavoro a predisporre un fac-simile di modello di autocertificazione, restando in attesa di capire se possa essere considerato valido o meno. Va da sé che, al momento, gli unici soggetti che avranno la fortuna di ricevere i 200 euro in maniera del tutto “automatica” saranno i proprio pensionati, i percettori del Reddito di cittadinanza e i disoccupati che percepiscono la Naspi o la DisColl. Per questi soggetti, l’importo verrà accreditato direttamente dall’Inps. Agli altri servirà una presentare domanda o presentare l’autocertificazione. Di contro, sono quasi 14 milioni i lavoratori dipendenti sia pubblici che privati aventi diritto al (misero) bonus da 200 euro. Ne consegue che, oltre alle aziende private, anche nel settore pubblico i datori di lavoro dovranno organizzarsi per preparare le autocertificazioni da far firmare ai propri dipendenti. Ma non è tutto.
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Le condizioni per ricevere il bonus da 200 euro

Ci sono anche altri aspetti della normativa messi in luce dai Consulenti del lavoro. Ad esempio, c’è il caso dei lavoratori domestici, la cui indennità è vincolata alla condizione che risulti in corso almeno un rapporto di lavoro domestico alla data del 18 maggio 2022. Per gli stessi percettori del Reddito di cittadinanza, invece, c’è la condizione che nel loro nucleo familiare non ci sia nessun altro che ne abbia diritto. Infatti, se tra i familiari del percettore del Reddito c’è qualcuno che lavora e incassa già il bonus da 200 euro, chi percepisce il sussidio non ha diritto al bonus. Motivo per cui i lavoratori dipendenti dovranno autocertificare il loro diritto a ricevere il sostegno. Insomma, il solito ingarbugliamento legislativo della nostra cara classe politica.

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