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11 settembre, a 19 anni di distanza gli effetti della strage non sono ancora finiti

Tutti ricordano ancora dove erano e cosa stavano facendo quando quelle terribili immagini hanno iniziato a invadere i tg di tutto il mondo. Diciannove anni fa. Era l’11 settembre 2001, una data storica. Erano le 8:84 quando il primo aereo si schiantò su una delle due Torri Gemelle, a New York. L’impatto del secondo aereo con l’altra torre avvenne alle 9:03. Fu subito chiaro che i due aerei erano stati dirottati da terroristi facenti capo ad Al Qaeda, gruppo guidato da Osama Bin Laden. Le torri del World Trade Center di Manhattan, ormai completamente in fiamme, crollarono nel giro di qualche ora.

Un terzo aereo venne dirottato contro il Pentagono. Il quarto, diretto contro la Casa Bianca a Washington, si schiantò in un campo vicino Shanksville, dopo che i passeggeri e i membri dell’equipaggio tentarono, senza riuscirci, di riprendere il controllo del velivolo. Nell’attacco alle Torri Gemelle morirono 2752 persone, tra queste 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti. La maggior parte delle vittime era civile, settanta le diverse nazionalità coinvolte. Gli attacchi ebbero grandi conseguenze a livello mondiale con gli Stati Uniti impegnati in varie guerre contro il “terrore”.

E oggi, a New York, la pandemia di Covid cambia anche le celebrazioni per il ricordo di quel giorno. Con i divieti di assembramento in vigore e il timore di un nuovo balzo dei casi, le commemorazioni al World Trade Center vedranno come protagoniste solo le famiglie delle vittime: nessun palco è stato allestito, ma ci saranno decine di distributori di disinfettanti per le mani. La lettura dei nomi delle 2.700 vittime è stata registrata e sarà trasmessa in streaming. A non cambiare saranno solo il suono delle campane per ognuno degli attacchi e i fasci di luce al posto delle Torri Gemelle.

Mentre 19 anni dopo, l’11 settembre continua a fare vittime. Come racconta infatti a Repubblica Roberto Lucchini, il medico italiano che un decennio fa venne chiamato per dirigere all’ospedale Mount Sinai di New York il programma di cura per i reduci dell’attentato al World Trade Center, “il crollo delle Torri sollevò per lunghissimo tempo delle polveri tossiche. Mezzo milione di abitanti, più settanta-ottantamila tra soccorritori e operai edili, furono costretti a ingerire quelle polveri, nell’intervento d’emergenza e poi nei lavori successivi. I danni continuano a rivelarsi a scoppio ritardato: patologie polmonari, tumori, leucemia, più lo stress post traumatico che può contribuire a suicidi e demenza senile”. Mentre all’ospedale Mount Sinai si continuano a seguire e curare cinquantamila pazienti, e il numero continua a crescere.

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