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“Ingiustificata ed eccessiva penalizzazione”. Il Tar riabilita la psicologa non vaccinata

Pubblicato il 04/04/2022 16:57

Un comma del D.L. n. 44 del 1 aprile 2021 sancisce lo stop per gli psicologi non vaccinati. Una psicologa però si è ribellata ed ha fatto ricorso al Tar della Lombardia. Il tribunale ha poi deciso di sottoporre il caso alla Consulta, in quanto «rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale». Draghi e Speranza vengono bocciati ancora una volta.
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Il Tar si pronuncia

Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha dovuto pronunciarsi sulla preclusione, in via assoluta, dello svolgimento dell’attività professionale per i sanitari non vaccinati: «Sembra essere andata di gran lunga oltre il necessario per conseguire l’obiettivo di tutela prefigurato dalla norma, il quale avrebbe potuto essere realizzato con pari efficacia anche con il più mite divieto di intrattenere contatti con il paziente dai quali derivi comunque un rischio concreto di diffusione del contagio Covid». Queste le parole del tribunale sul ricorso della psicologa assistita dall’avvocato Stefano De Bosio.
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Un ricorso assolutamente pertinente

Ma non è finita, il Tar sottolinea anche che la sospensione «finisce per creare un’ingiustificata ed eccessiva penalizzazione di quei professionisti che, pur senza incorrere in violazioni disciplinari o penali, subiscono la perdita temporanea di un requisito per l’esercizio della professione, introdotto in via di urgenza dalla disciplina emergenziale ed in una fase successiva alla loro ammissione all’albo» aggiungendo inoltre, «con effetti pregiudizievoli (pure potenzialmente irreversibili) anche in relazione all’esigenza dei pazienti di non vanificare l’efficacia del percorso psicologico intrapreso con un determinato professionista». Si è così espressa la I sezione del Tar, nel dichiarare rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del comma 4 dell’articolo 4 del decreto legge n.44 dell’1 aprile 2021, motivando, dunque, il vaglio della Consulta per quanto concerne la parte in cui si ferma del tutto lo psicologo non vaccinato, non limitandosi più, come fatto in precedenza, alla sospensione dalla professione le sole attività che «implichino contatti interpersonali o comportano in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio».
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Grossi dubbi sulla legittimità costituzionale

Il Tar continua esponendo i propri dubbi culla costituzionalità del provvedimento, esprimendosi in maniera molto chiara: «L’esito del bilanciamento dei rilevantissimi interessi coinvolti, effettuato dal legislatore nell’esercizio dell’ampia discrezionalità politica, conduce ad un risultato implausibile. Il Collegio dubita della legittimità costituzionale della modifica per contrasto con i principi di ragionevolezza e di proporzionalità». Parole forti quelle stese dai giudici, motivate dal fatto che, secondo loro, la sospensione totale del professionista «ha determinato un ingiustificato peggioramento della condizione lavorativa, a fronte del quale non si registrano evidenze di maggiori garanzie di tutela della salute collettiva, ed un sacrificio irragionevole e sproporzionato dello svolgimento della professione da parte dei lavoratori autonomi rispetto agli obiettivi che la norma intende realizzare».
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Il Tar smonta la norma illogica

Nel caso specifico il Tar ha evidenziato l’illogicità della norma, sottolineando che «ciò è tanto più evidente nello specifico ambito psicologico, nel quale molte attività si prestano ad essere svolte senza contatto fisico con il paziente e con modalità a distanza mediante l’utilizzo dei comuni strumenti telematici e telefonici. La modalità di contatto a distanza non solo è praticabile con successo, ma rappresenta un metodo relazionale economico, sostenibile, semplice, sicuro ed efficace anche per lo svolgimento delle attività di prevenzione, diagnosi, abilitazione, riabilitazione e sostegno in ambito psicologico».
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Un altro piccolo passo avanti

Insomma, un altro piccolo passo avanti. Un altro mattoncino viene asportato dal quel muro di menzogne e sadica burocrazia costruito da Speranza e Draghi, con la complicità di tutto il Governo. Dal canto nostro non possiamo che gioire per questa ulteriore dimostrazione di utilizzo della logica in un periodo in cui l’utilizzo del “logos” sembra essere stato totalmente accantonato. Ora la palla passa alla Consulta, sperando che le cose non finiscano, come al solito, in un nulla di fatto.

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