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Il giallo del piano pandemico mai aggiornato: il vice di Speranza ascoltato per 6 ore dai pm

Il ministro della Salute Roberto Speranza sapeva che l’Italia non disponeva di un piano pandemico aggiornato? E qual è stato il suo ruolo nella rimozione di un dossier Oms che evidenziava tutte le nostre carenze in merito? Domande alle quali stanno cercando di rispondere in queste settimane i pm di Bergamo, che indagano per cercare di fare chiarezza sul caso del documento pubblicato a maggio sul sito dell’Organizzazione mondiale della sanità e rimosso in fretta e furia 24 ore dopo, perché rischiava di compromettere agli occhi del mondo l’immagine di un governo italiano che in quel momento veniva indicato come modello da imitare.

Una vicenda che vede al momento indagato per falso l’ex direttore vicario dell’Oms ed ex membro del Comitato tecnico-scientifico Ranieri Guerra, che avrebbe esercitato pressioni per far sparire alla velocità della luce quel dossier scottante. E per la quale è stato ascoltato nelle scorse ore dalla Procura bergamasca Goffredo Zaccardi, capo di gabinetto del ministero della Salute. L’interrogatorio è stato secretato per evitare pericolose fughe di notizie, ma stando a quanto riportato da La Verità il collaboratore di Speranza avrebbe risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte.

Zaccardi sembra avere un ruolo chiave in questa brutta storia: il suo nome comparirebbe infatti molte volte nelle chat acquisite dal telefonino di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore della sanità, conversazioni nelle quali Guerra avrebbe parlato di “scuse profuse al ministro” e di riunioni con Speranza e Zaccardi per valutare eventuali modifiche da apportare al rapporto prima della pubblicazione. La sua audizione potrebbe dunque portare alla luce elementi chiave per dipanare l’ingarbugliata matassa.

Stando a quanto trapelato dalle indagini, Guerra avrebbe scritto in un messaggio: “Il capo di gabinetto dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla”. Parole che avrebbero sollevato sospetti sul ministero della Salute e sul suo coinvolgimento nella vicenda, al momento ancora tutto da provare. Di sicuro, c’è che l’Italia non aveva un piano pandemico aggiornato al momento dell’esplosione della pandemia di Covid-19: l’unico esistente era addirittura fermo al 2006. E che tanti errori e tanti morti, forse, si sarebbero potuti evitare se avessimo avuto quel documento a disposizione.

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