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“Ecco le condizioni per la pace”: l’offerta di Putin a Zelensky, cosa vuole la Russia

Pubblicato il 21/04/2022 11:38

“La palla è nel loro campo”. Che tradotto, fuor di metafora calcistica, significa “noi un passo in avanti l’abbiamo fatto, ora tocca a loro”. Parole, quelle utilizzate dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, arrivate dopo la consegna da parte della Russia all’Ucraina di una lista di condizioni da rispettare per raggiungere un accordo di pace. Tra queste, il “riconoscimento delle moderne realtà territoriali, inclusa la proprietà russa della Crimea e l’indipendenza delle auto-proclamate repubbliche di Luhansk e Donetsk”.

Mosca, insomma, ha teso la mano verso Kiev, ponendo le basi per un’intesa. E tentando di stemperare il crescendo di tensioni successive ai test sui nuovi missili balistici intercontinentali, i Sarmat. Un’arma descritta dalla stessa Russia come difensiva, varata per garantire “la nostra sicurezza dalle minacce esterne”. E che però spaventa il mondo occidentale, nonostante gli Stati Uniti abbiamo gettato acqua sul fuoco parlando di “esercitazioni di routine delle quali eravamo stati avvertiti per tempo”.

Nonostante la proposta del Cremlino, l’idea di una pace a breve termine resta lontana. Anche perché il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato chiaro: ha chiesto un ulteriore sforzo all’Occidente, sotto forma di nuove armi destinate all’Ucraina, e ha invocato l’approvazione “del sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia. Chiediamo l’embargo energetico totale, compreso gas e petrolio”.

A Mariupol la situazione è intanto ancora drammatica, con le truppe russe che hanno circondato la città inviando un ultimatum alle forze ucraine, che però rifiutano di arrendersi. La vicesindaca nominata da Mosca, Victoria Kalacheva, ha già annunciato per il 9 maggio una parata per festeggiare “il giorno della vittoria della Russia sul nazismo nella seconda guerra mondiale”. Aggiungendo: “I residenti di Mariupol non vedono l’ora di partecipare”.

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