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“Alterazioni del ciclo mestruale”. Lo studio che conferma l’ennesimo “danno collaterale”

Pubblicato il 06/04/2022 18:48

Conosciamo tutti delle donne che lamentano degli squilibri nel loro ciclo mestruale dopo la vaccinazione. Bene, ora uno studio italiano compiuto da un team di esperti ha ora confermato l’esistenza di un nesso tra le due cose, con buona pace di quelli che tacciavano di complottismo chiunque lamentasse un qualche tipo di scompenso post vaccino.
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La conferma

Uno studio ha confermato la manifestazione di temporanee alterazioni nella regolarità del ciclo in molte donne di età fertile in seguito alla somministrazione del vaccino anti-covid. Ovviamente, se questa informazione fosse fornita preventivamente in fase di colloquio, si potrebbero evitare molte ansie e visite inutili da parte di chi riceve la dose. Ma negli studi clinici non è particolarmente consueto tener conto di questi aspetti della vita femminile, figuriamoci in piena campagna vaccinale per una pandemia.
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Il questionario

«Abbiamo notato un aumento negli accessi al pronto soccorso e di richieste di visite in urgenza a causa di alterazioni del ciclo mestruale. Questo ci ha insospettito a livello clinico e abbiamo deciso di studiare il fenomeno per capire se effettivamente si verificasse nelle donne che avevano avuto il vaccino anti-Covid 19», ha spiegato a La Verità Antonio Simone Laganà, coordinatore dello studio e ginecologo presso l’Uoc di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale Filippo Del Ponte, Università dell’Insubria di Varese. Questo ha fatti sì che un team di ricercatori si attivasse per mettere a punto un questionario con 26 domande a risposta multipla da compilare via web, previo consenso informato, per registrare: le caratteristiche cliniche e demografiche, il tipo di vaccino somministrato per prima e seconda dose, fase del ciclo per ciascuna dose e irregolarità sia dopo la prima che la seconda inoculazione. Il sondaggio è stato messo a disposizione sulle piattaforme social LinkedIn, Facebook e Twitter per 30 giorni, dal 10 settembre al 10 ottobre 2021.
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Le modalità di analisi

Spiegando i crismi secondo i quali è stato redatto il documento, Laganà ha raccontato: «Abbiamo cercato il modo per avere una coorte più ampia possibile. Il parametro più importante da considerare riguardava la registrazione dell’alterazione e quanto è durato l’effetto. Abbiamo analizzato solo i dati forniti da chi ci rispondeva e probabilmente chi ha avuto questa problematica era più portata a rispondere, mentre chi non l’ha registrata non era così motivata. Non abbiamo un gruppo di controllo, non possiamo descrivere un rapporto causa-effetto, ma una coorte». Una coorte è un gruppo di persone ben definito.
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I risultati

Al volgere della scadenza del questionario sono state 369 le donne rispondenti. Successivamente i ricercatori hanno fatto una “scrematura” delle segnalazioni eliminando dall’analisi i soggetti con fattori confondenti: patologie ginecologiche e non, assunzione di farmaci (ormonali o meno), menopausa, perimenopausa o irregolarità nei 12 mesi precedenti. Il risultato finale è stato un campione omogeneo di 164 donne di età fertile. «Abbiamo visto che, dopo la prima dose, il 50- 60% denunciava alterazioni e dopo la seconda il 60-70% aveva irregolarità che sono definite come cambiamenti di tre parametri: frequenza, quantità e durata del ciclo, rispetto a quelli precedenti», ha precisato il ginecologo, sottolineando che il tutto è avvenuto a prescindere dal tipo di vaccino impiegato e dalla fase del ciclo in cui è avvenuta la somministrazione.
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La metà dei casi si risolvono da soli

Sarà di conforto sapere che «queste alterazioni si sono autorisolte nel giro di 2 mesi nel 50% dei casi e non è escluso che non si siano risolte dopo, cosa che lo studio non registrava». Dimostrare in modo assolutamente solido il legame tra vaccinazione ed irregolarità mestruali, come per gli altri effetti avversi, è molto difficile. Ma i risultati possono comunque aiutare nella gestione di alcuni risvolti pratici: «Quando si fa una vaccinazione a una donna in età fertile», sottolinea Laganà, «è bene che, in fase di counselling, cioè di spiegazione del consenso informato, si metta in luce il fatto che si possono verificare irregolarità autorisolventi nel giro di pochi mesi. Questa cosa è estremamente importante perché si possono manifestare anche in altre vaccinazioni, come nel caso del Papilloma Virus». È chiaro come, attraverso la pronta segnalazione di questo fenomeno, si possano evitare una serie di sgradevoli dinamiche nelle donne coinvolte.
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Le alterazioni nel ciclo mestruale sono un terreno complicato. Esse, infatti, si verificano anche in situazioni di stress, ansia, cambio di abitudini, alimentazione, viaggi, farmaci e malattie, anche lo stesso Covid. Molte ipotesi legano il sistema immunitario al ciclo ormonale e, pur essendo cosa nota da tempo, purtroppo viene spesso ignorata in molti studi clinici, con il risultato di non essere quasi mai menzionata nei bugiardini dei farmaci. Forse, sarebbe il caso di inserire più spesso questa importante informazione.

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