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Turismo, il lockdown di Pasqua manderà in fumo altri 5 miliardi

Un settore già in ginocchio, quello del turismo italiano, piegato da mesi e mesi di restrizioni che hanno paralizzato il Paese. E costretto a fare i conti, per l’ennesima volta, con la volontà di un governo incapace di affrontare l’emergenza se non ricorrendo al lockdown. Prima era Conte, ora è Draghi: la sostanza, però, resta la stessa. La decisione di trasformare l’intero Stivale in una grande zona rossa durante il periodo delle festività pasquali rischia di rivelarsi, così, il proverbiale chiodo sulla bara per chi da tempo chiede una boccata d’ossigeno: in fumo, complessivamente, andranno infatti 5 miliardi di euro.

L’allarme è stato lanciato attraverso le pagine del Sole 24 Ore da Marina Lalli, presidente Federturismo, intervenuta per commentare le decisioni prese dal governo Draghi: via le zone gialle, con l’Italia divisa soltanto tra arancioni e rosse, e chiusura totale durante Pasqua e Pasquetta, in ogni Regione. “La stima, oggi, è di un tasso di mortalità del 40% per le imprese turistiche”. Una sofferenza sottolineata anche dai dati diffusi da Bankitalia: il saldo della bilancia dei pagamenti turistica ha registrato un avanzo di 138 milioni di euro a fronte di 428 nello stesso mese del 2019. Le spese dei viaggiatori stranieri sono invece calate dell’81,2%.

Bernabò Bocca, presidente Federalberghi, ha chiesto al governo che vengano adottate rapidamente misure di peso per arginare i danni della crisi: liquidità a 15 anni garantita dalla Bei o dallo Stato per mettere in sicurezza le imprese che operano nel settore turistico: “Dopo la doccia fredda delle chiusure di Pasqua non sappiamo quando saremo in grado di riaprire. Speriamo a maggio, con un’accelerata sul fronte vaccinazioni”.

Nel frattempo, tornano alla carica i sostenitori del passaporto sanitario. Uno strumento che il buonsenso escluderebbe, in un momento in cui c’è ancora tanta incertezza sulla reale efficacia dei vaccini nella lotta al Covid-19, con tanto di qualche drammatico caso (come quello del militare morto nel catanese dopo la somministrazione) a suggerire prudenza. Ma l’Europa, anche stavolta, ha già dettato la linea e l’Italia di Draghi, come quella di Conte, non ha il potere di opporsi alle decisioni di Bruxelles.

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