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Scuola, la crisi di governo affossa il decreto: adesso in 79mila restano precari

A pagare per i giochi di palazzo, tanto, sono sempre i cittadini, e i settori che soffrono di più. La sberla più dura la prende la scuola. Perché la crisi di governo affonda il “decreto Scuola”, messo a punto dal Consiglio dei ministri lo scorso 6 agosto e da approvare “salvo intese”. Vista la nuova situazione politica, è evidente che il provvedimento non otterrà il via libera finale dell’esecutivo e non sarà mai convertito in legge.

Questo significa che per 79mila insegnanti – supplenti iscritti alla terza fascia delle graduatorie pre-ruolo – l’immissione in ruolo rimane un miraggio: precari erano e precari rimarranno.

Insieme al decreto, scompare infatti la soluzione del Percorso di abilitazione speciale (Pas), pensata per aiutare i 55mila docenti con almeno tre anni di servizio e senza più speranze di potersi abilitare all’insegnamento, passaggio necessario per partecipare ai concorsi ordinari.

Addio anche al successivo concorso straordinario, che andava fatto entro il 2019 secondo il decreto mai approvato dal governo. Avrebbero partecipato 24mila precari, cui sarebbe stata garantita una prova facilitata per entrare direttamente nella graduatoria di accesso alla cattedra.

Per quanto riguarda il contratto degli insegnanti, con la crisi di governo salta anche l’accordo tra i sindacati e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che prevedeva un aumento medio di 120 euro lordi per maestri e professori. “Non possiamo aspettare altri dieci anni”, si lamentano i sindacati.

Secondo Silvia Chimienti, ex parlamentare 5 Stelle, Bussetti “sarà ricordato per non aver ottenuto un euro di stanziamento in più per l’istruzione, non aver assunto vincitori e idonei dei concorsi 2016 e 2018, non essere stato in grado di bandirne uno nuovo per la secondaria e aver abolito il percorso Fit”.

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