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Laureati, giù l’occupazione del 9%. I giovani chiedono, Conte non risponde

La pandemia di coronavirus e l’inadeguatezza del governo nel fornire risposte concrete stanno lasciando macerie nel Paese. Il lavoro è certamente la priorità assoluta, e anche in questo campo l’esecutivo latita. A dare un altro spaccato di questa realtà devastata arrivano ora anche le rilevazioni di AlmaLaurea. Insieme al rapporto annuale sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati (fino al 2019) il consorzio universitario presenta dei risultati dei primi cinque mesi del 2020. Eugenio Bruno li riporta e li analizza sul Sole 24 Ore: “Numeri che finiscono inevitabilmente per prendersi tutta la scena. A cominciare dal -9% di occupati registrato tra chi si è laureato un anno fa (che diventa -1,6% tra i possessori di una laurea magistrale)”.

Interessante, per capire come e quanto la crisi in atto stia incidendo sull’occupabilità dei nostri giovani, è anche la fotografia del calo di annunci di lavoro e richieste di curricula registrato sulla banca dati della stessa AlmaLaurea. “Se a gennaio risultavano acquisiti oltre 100mila curricula, con un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2019, a febbraio è iniziata la frenata: -17,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che è poi diventato -45,1% a marzo e -56,1% ad aprile. Prima, lieve, inversione di tendenza solo a maggio (-55,8%), in coincidenza con l’avvio della Fase 2. Unica eccezione i medici, per i quali le richieste di informazioni sono addirittura triplicate. Passando, nel giro di 12 mesi, da 9mila a 27mila”.

Dal trend degli annunci di lavoro sulla bacheca della stessa AlmaLaurea arrivano ulteriori conferme della “gelata” in atto. Scrive Bruno: “Passando alle categorie tradizionalmente investigate da AlmaLaurea emerge il terzo e definitivo indizio sull’aumento della disoccupazione, causa Covid-19, anche tra i laureati. Nei primi cinque mesi del 2020 il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo è stato del 65,0% tra i giovani in possesso di un titolo di primo livello e al 70,1% tra quelli di secondo livello.Con una diminuzione rilevante rispetto al 2019: rispettivamente, -9% e -1,6 per cento”.

Come spesso accade, a pagare il conto più salato della crisi sono le categorie più deboli: giovani e donne. “Le differenze di genere risultano addirittura cresciute rispetto a 12 mesi fa. Più nel dettaglio, tra i laureati di primo livello il tasso di occupazione è stato del 69,1% per gli uomini e del 62,4% per le donne (contro il 77,2% e il 72,2% del 2019); tra quelli di secondo livello il tasso di occupazione è stato del 75,5% per i ragazzi e del 66,2% per le ragazze (mentre l’anno scorso era risultato del 76,5% e del 68,2%)”. Commenta infine Bruno: “Chissà che questi numeri non facciano dell’università e del lavoro dei giovani una delle priorità in vista degli imminenti Stati generali voluti dal governo”. Già, chissà…

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